Economist garantisce gli abbonamenti digitali

Economist garantisce ai propri inserzionisti una base sicura di abbonamenti digitali. Ad aprile 2012 questa tipologia di abbonamento (abbonamento originale, non replica di un abbonamento cartaceo. E neppure singola copia venduta nell’edicola digitale) aveva raggiunto per la testata le 48 mila copie, a fine settembre è salita a 50 mila. Questa è la soglia garantita agli inserzionisti.

In questo pezzo di Ad Week si spiega che gli inserzionisti sono innanzitutto interessati a ricevere garanzie di efficacia sul canale scelto. Il digitale, se è digitale, o la carta. Anche entrambi. L’importante è che i canali possano essere misurati, “pesati”, separatamente, senza riversare i numeri degli abbonamenti digitali nel computo delle copie cartacee vendute.

Più in dettaglio, si dice che i pubblicitari hanno bisogno di sapere se il lettore ha guardato la pagina di pubblicità digitale e se questo ha avuto una qualche conseguenza (cercare altre informazioni sul prodotto, comparare prezzi, entrare nel sito del produttore, acquistarlo).

M’interessa perché: 1) spiega come cambia la raccolta pubblicitaria nei magazine con l’arrivo del digitale.

Il punto: ma quali contenuti bisogna mettere nei siti e nelle piattaforme digitali dei magazine? Contenuti giornalistici, editoriali, promozionali?

Adweek: le copie digitali di Economist.

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