Piano di stato di crisi ed esuberi a Metro?

Leggo su Italia Oggi che a Metro, il quotidiano distribuito gratuitamente, nato in Svezia nel 1995 e arrivato nel 2000 in Italia, starebbero per aprire uno stato di crisi. Il 35% dell’organico, che conta 18 giornalisti incluso il direttore, sarebbe in esubero. Ma lo strumento, l’ammortizzatore sociale, per affrontare il momento difficile non pare essere la cassa integrazione, come si rischia purtroppo in Gruner und Jahr (vedi il post di Futuro dei PeriodiciFuturo dei Periodici: Gruner ), ma un contratto di solidarietà al 20%. La durata, stando a quel che leggo sul sito dell’Inpgi (l’istituto previdenziale dei giornalisti) è di un anno, allungabile di un altro anno.

Significa che ogni giornalista di Metro lavorerebbe il 20% per cento in meno (1 giorno su 5 a casa) e perderebbe il 20% della retribuzione lorda. Sul netto, la riduzione è inferiore, perché l’Inpgi paga in questi casi il 60% della parte mancante. Insomma, i giornalisti lavorano il 20% in meno ma perdono l’8% del netto.

 

M’interessa perché: 1) si allarga la crisi dell’editoria in Italia, arrivano gli stati di crisi.

Il punto: bisogna ripensare giornali e periodici per non soccombere.

Metro: stato di crisi in vista?

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