Periodici / Non solo tagli e chiusure: si fa la guerra a Google e alle edicole pirata per lanciare il digitale

L’ingegnere Carlo De Benedetti, presidente onorario del Gruppo Editoriale Espresso, ha confermato ieri sera in tv che nel 2013 Repubblica.it diventerà un sito a pagamento. Sarà introdotto un paywall, cioè un sistema di accesso alle notizie online che costringe ad abbonarsi per leggere i contenuti o a pagare per i singoli articoli (il più famoso esempio di paywall è del New York Times, un sistema “poroso” che permette di leggere gratuitamente un numero massimo di articoli per utente: poi si paga). «Penso che il futuro sia la carta e il digitale. Le due cose. Indubbiamente la crescita avviene sul digitale, non certo sulla carta. Repubblica.it è il primo sito di news in Italia ed ormai il 20% della pubblicità di Repubblica è sul sito. Quindi per noi è una fonte di profitto» ha detto De Benedetti a La7.

Pagare per l’informazione online. Gli editori italiani, per quanto divisi negli affari e in politica, sembrano aver imboccato tutti insieme, in modo concorde e spesso concordato, la strada della guerra ai contenuti free.
Gli editori in queste ultime settimane hanno detto basta a Google e alle edicole pirata. E’ una controffensiva che mira a contrastare la diffusione gratuita su internet di contenuti giornalistici copiati da testate cartacee (spesso riprodotte per intero in pdf) e da siti d’informazione. Non si vuole fare la fine dell’industria musicale, le case discografiche messe in ginocchio dalla pirateria e dagli mp3.A parte un articolo di Repubblica, dal quale si riceve quasi l’impressione che qualche editore voglia limitare la libertà di espressione sul web (un colpo partito per sbaglio), tutti concordano sul fatto che l’informazione giornalistica sia il prodotto di una attività che richiede impegno, fatica, esperienza, tempo, investimenti, un prodotto che merita quindi di essere protetto e valorizzato. Pagato. Stiamo parlando non delle notizie diffuse dal servizio pubblico, ma di un settore industriale che dà lavoro a migliaia di italiani (dei quali solo una piccola parte ha stipendi stellari, gli altri percepiscono retribuzioni ben al di sotto di quelle di altre professioni con iscrizione all’albo).

Ma non mi voglio limitare a notizie come la denuncia presentata da Mondadori contro il portale russo Avaxhome, dal quale si può accedere gratuitamente ai pdf di quotidiani e periodici italiani e non. La denuncia ha poi portato al sequestro d’urgenza del portale.

Non mi voglio neppure limitare alla notizia della guerra dichiarata a Google dagli editori francesi e italiani e alla proposta di legge in discussione al Parlamento tedesco che propone di introdurre l’obbligo per Google di pagare specifici diritti di copyright per le notizie dei giornali riprese dal servizio Google News.

Osservo un quadro più ampio. Vedo editori che lanciano versioni interattive dei loro giornali da leggere con i tablet, come ha fatto ieri Condé Nast Italia. C’è Mondadori che presenta e promuove un tablet con il marchio Kobo per la lettura su “tavoletta” dei periodici della casa. Più in generale ho l’impressione che l’industria dei periodici abbia deciso finalmente di muoversi verso il digitale e stia preparando il terreno a investimenti in prodotti da distribuire magari nelle edicole virtuali legali come il Newsstand Apple ed Lekiosk, l’edicola virtuale nata in Francia e arrivata qualche mese fa in Italia (tra i primi periodici italiani a essere distribuiti in formato digitale c’è Focus di Gruner und Jahr / Mondadori). Aggiungo infine la notizia che anche il Corriere.it, oltre a Repubblica.it, si starebbe preparando ad adottare un accesso a pagamento ai contenuti giornalistici del sito.

M’interessa perché: 1) si inizia a intravedere una strada per lo sviluppo digitale nei periodici; 2) ipotesi su quel che accadrà nei prossimi mesi.

International Business Times: Repubblica.it a pagamento

Il Sole 24 Ore: guerra alle edicole pirata

s24o

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2 thoughts on “Periodici / Non solo tagli e chiusure: si fa la guerra a Google e alle edicole pirata per lanciare il digitale

  1. pedroelrey scrive:

    L’area digitale pesa circa il 5,1% del totale dei ricavi di Espresso-Repubblica ed ha chiuso il 2011 con ricavi per 45,2 milioni (+21,1% Vs. 2010) ed un EBIT di 11,8 milioni (+18% Vs. 2010) prevalentemente derivanti dalla raccolta di pubblicità online. NON il 20%. —-> http://it.ejo.ch/7551/nuovi-media/i-conti-in-tasca-allindustria-dellinformazione-italiana
    Ciao
    Pier Luca

    • bach68 scrive:

      Ciao Pier Luca, grazie dell’intervento. Ho riportato il virgolettato di De Benedetti e il dato su cui ti soffermi non incide, in quel contesto, sul significato del post. E’ però interessante quel che dici. E’ uno spunto per valutare se la crescita nel digitale può compensare il calo nella carta (tema che, come sappiamo, è di vitale importanza per gli editori). Va approfondito il discorso.
      Tornando al nostro 20%, sarebbe interessante sapere: 1) quanta pubblicità raccoglieva la testata di carta Repubblica al 31 dicembre 2011 (abbiamo solo l’aggregato di tutto il Gruppo: 342,4 milioni di euro); 2) metterlo a confronto con la raccolta nel digitale, che era di 45,2 milioni (dato che riguarda quasi solo Repubblica, dubito che l’Espresso faccia faville nelle inserzioni digitali; comunque 45 milioni erano più del 10% di 342,4milioni, in cui peraltro è incluso il digitale); 3) controllare infine di quanto nei primi nove mesi del 2012 sia cresciuta la raccolta pubblicitaria nel digital, e confrontarla con quella in discesa di Repubblica cartacea (internet è cresciuto nel 2012 di un ulteriore 14,4%).
      A naso, la semplificazione dell’Ingegnere potrebbe non essere lontanissima da quel 20%.
      Ciao, a presto.

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