Lancio di nuovi periodici: arrivano 195 riviste nelle edicole di Usa e Canada

Nel 2012 gli editori americani e canadesi, vecchi e nuovi, hanno lanciato un totale di 195 nuove riviste di carta, più dell’anno scorso, quando ci si era fermati a 181.

Solo 74 titoli hanno chiuso le pubblicazioni rispetto ai 142 del 2011.

MediaFinder.com ha anche censito 32 nuove pubblicazioni native digitali, prive di un equivalente per l’edicola, mentre nel 2011 se ne erano contate 58. Quest’anno sono stati chiusi 7 giornali digitali contro i 10 di un anno fa. L’ultima vittima è stato il quotidiano di Rupert Murdoch, The Daily.

Secondo MediaFinder il minor numero di lanci digitali è legato alla difficoltà per gli editori di fare ricavi con queste pubblicazioni: manca un business model.

Ci sono stati 24 titoli che sono passati dalla carta al digitale, come Newsweek e Spin. Nel 2011 questo percorso era stato seguito da 29 magazine.

Qual è la morale? Viviamo in una fase di transizione. Il passaggio al digitale è, sul lungo periodo, inevitabile. E un editore che trascuri questo cambiamento è destinato a soccombere. Ma per il momento chi pubblica periodici (il discorso vale anche per i quotidiani) continua a fare la parte più consistente dei ricavi con le copie vendute in edicola o spedite a casa in abbonamento. E grazie alla pubblicità raccolta per le edizioni cartacee. Rinunciare a queste voci di entrata significa condannarsi a morte. Anche condurre male la transizione al digitale, sbagliando i tempi e i modi, comporta esiti letali. Penso all’avventura de Il Nuovo, il primo quotidiano digitale dell’editoria italiana, la cui parabola, all’inizio degli anni 2000, è stata brevissima. L’assunto che il futuro dell’editoria fosse nel digitale era giusto, completamente sbagliati i tempi.

Senza contare che alcuni editori (come raccontano gli articoli in inglese che ho riportato nei link qui sotto), soprattutto quelli che entrano per la prima volta nel mercato dei periodici, vedono nella stampa e nell’inchiostro qualcosa che ha maggior peso e sostanza di un sito web o una applicazione per iPad.

M’interessa perché: 1) è un controcanto rispetto alle sirene della fascinazione tecnologica: oltre alle novità digitali c’è la logica del business, senza la quale non si creano giornali di successo e posti di lavoro; 2) il ragionamento deve farsi più sottile, l’entusiasmo per le novità porta con se una grossolanità di pensiero.

 

Ne parlano:

«The Verge was founded in 2011 in partnership with Vox Media, and covers the intersection of technology, science, art, and culture».

«Crain’s New York Business thoroughly covers NYC’s major industries, including Wall Street, media, the arts, real estate, retail, restaurants and more».

Crain’s New York.com; più lanci che chiusure nei periodici

The Verge: 195 magazine pubblicati nel 2012

Crain's Nwe York

Crain’s Nwe York

The Verge

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