Manifesto dell’editoria ultracompatta: come deve essere un giornale digitale

Un blogger americano spiega le regole per realizzare un giornale digitale di successo, facile da leggere, poco costoso, flessibile, libero dai condizionamenti del passato: Manifesto dell’editoria ultracompatta.

Craig Mod, blogger, scrittore e designer che ha pubblicato sul The New York Times e il sito di CNN, ex componente dello staff di Flipboard, ha scritto il Manifesto del Subcompact Publishing, l’editoria ultracompatta. Il riferimento del titolo è alle auto di piccole dimensioni, le utilitarie, e il paragone implicito rinvia all’arrivo a fine anni Sessanta sul mercato americano delle prime macchine giapponesi di piccole dimensioni, così diverse dalle auto a cui si era abituati eppure capaci di conquistare parte degli americani e di cambiare il mercato, mandando in crisi i produttori dei macchinoni a stelle e strisce.

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Craig Mod è un creativo, non a caso è un ex fellow della MacDowell Colony, prestigiosa istituzione culturale, nata per sostenere e fare incontrare gli artisti emergenti. E come succede con i creativi, il discorso può sembrare poco ancorato alla realtà e visionario. In realtà contiene spunti di riflessione e qualche risvolto pratico.

L’esempio delle auto giapponesi è anche una citazione diretta di uno studio che ha fatto molto parlare e discutere, a suo modo un piccolo caso anche tra i giornalisti italiani, quel Breaking News uscito sui Nieman Reports della The Nieman Foundation for Journalism at Harvard, scritto dal professore Clayton M. Christensen, docente alla Harvard Business School. Futuro dei Periodici se ne è occupato lo scorso novembre, da qualche giorno il sito Lsdi (Libertà di stampa, Diritto all’informazione)  ha pubblicato una traduzione completa in italiano. Gli editori digitali propongono prodotti giornalistici diversi dal passato, apparentemente troppo semplici e “poveri” per insidiare la stampa tradizionale. Come The Huffington Post e BuzzFeed. Sarebbe sbagliato crederli inoffensivi, snobbarli.

«E’ successo con le case automobilistiche giapponesi. Hanno cominciato producendo utilitarie a basso costo che molti non prendevano sul serio. Ora producono Lexus che possono competere con le migliori proposte europee» (Breaking News).

Breaking News

Breaking News

Craig Mod parte da una premessa radicale: le edizioni digitali attualmente disponibili sono troppo complicate, spesso appesantite da elementi che si sforzano di imitare in modo goffo l’interazione con un tradizionale giornale cartaceo. Avete presente le applicazioni che riproducono le pagine di carta e fanno sfogliare i giornali con il movimento della mano da destra a sinistra? O le edicole virtuali come il Newsstand di Apple, dove le copertine dei giornali, ordinatamente disposti su finti scaffali di legno, sono completamente illeggibili, perché ridotte a miniature distanti? È un fenomeno che i programmatori e gli smanettoni, tra cui Craig Mod, chiamano skeuomorphism. È skeuomorphism anche riprodurre nei giornali digitali le caratteristiche dei giornali di carta e le logiche produttive degli editori tradizionali. Per cui in ogni numero di un giornale digitale si pubblicano molti articoli, le uscite avvengono con la periodicità della carta stampata (una volta a settimana, una volta al mese: mentre il digitale potrebbe avere una cadenza differente) e tutti gli articoli vengono rilasciati nello stesso momento, inscindibilmente legati, perché così si doveva fare per le leggi della stampa e della distribuzione. Che però non esistono più.

Newsstamd di Apple.

Newsstamd di Apple.

A questa visione e a questo modo di fare l’autore oppone l’editoria ultracompatta. Basata su alcuni semplici princìpi.

A Subcompact Manifesto

  • Numeri di piccole dimensioni (3-7 articoli al massimo)
  • File poco pesanti
  • Prezzi adeguati al prodotto digitale (non quelli della carta)
  • Periodicità “fluida”
  • Uso dello scroll, lo scorrimento, anziché una distribuzione dei contenuti su pagine diverse
  • Navigazione chiara
  • Apertura al web (qualsiasi pubblicazione digitale deve essere disponibile su un sito e in versioni per tablet e smartphone)

Su queste e altre tesi si confrontano coloro che provengono dall’editoria tradizionale e affrontano il nuovo del digitale con sperimentazioni, procedendo per tentativo ed errore, con progressivo miglioramento dell’offerta, attenzione al feedback del lettore e grande prudenza nella transizione; dalla parte opposta ci sono coloro che hanno una visione radicale e credono che l’editoria tradizionale compia continue forzature per tentare di trasferire nella dimensione digitale i modelli del passato, denunciando imbarazzo, impacci e difficoltà di ogni genere.

M’interessa perché: 1) banalmente, aiuta a fare dei blog giornalistici migliori, più semplici e facilmente consultabili; 2) fornisce spunti di riflessione agli editori di periodici.

Il punto: il giornalismo del futuro, quello del digitale, sarà parente stretto della carta o assumera, anno dopo anno, caratteristiche diverse, tutte proprie? (penso alla multimedialità, alla interattività, e alla fine delle distinzioni tra quotidiano, periodico, televisione, radio: saranno un ricordo di un’altra epoca?).

Chi lo dice: «Craigmod.com: essays about the future of books, digital reading, publishing and storytelling. Also, print, interactive and photographic cross cultural projects».

craigmod: editoria ultracompatta

The Guardian su Craig Mod e The Subcompact Manifesto

Craig Mod

Craig Mod

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