Scenari 4/ I quotidiani hanno siti a pagamento, i periodici no

Gli editori americani hanno deciso di far pagare per i contenuti gionalistici digitali: il 2012 è stato l’anno del paywall.

Non c’è solo il caso, ormai da storia del giornalismo, del New York Times: moltissimi quotidiani hanno adottato nel 2012 il paywall. Lo dice il Digital Publishing Survey 2012 di Aam, l’organizzazione che fornisce dati certificati sugli editori di quotidiani e periodici americani. Si mette fine all’epoca in cui i contenuti giornalistici venivano offerti gratuitamente ai lettori. Un errore, per molti, perché si sono abituati gli utenti a considerare le notizie alla pari di commodities, servizi per cui è giusto non pagare. Sta emergendo dunque un sistema di prezzi per il digitale, tagliato sulle nuove modalità di distribuzione dei contenuti.

Passando ai numeri, il 48 per cento dei quotidiani ha adottato un paywall e fa pagare. Tra gli editori che non lo fanno ancora, il 44 per cento conta di adottare un paywall nei prossimi due anni.

Solo una piccola parte dei periodici (il 22 per cento) ha il paywall sul sito: i periodici devono puntare sulle app?

Far pagare per i contenuti stabilizza il numero di copie vendute dei giornali. Dare i contenuti gratuitamente taglia le gambe a qualsiasi modello di business. Queste alcune conclusioni del Rapporto.

Gli editori americani adottano il paywall

Leggete il rapporto completo in inglese di Aam nel link qui sotto oppure guardate la serie di post che ho dedicato al 2012 Digital Publishing Survey.

AAM: 2012 Digital Publishing Survey

AAM 2012 Digital Publishing Survey

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