Rcs, presentato il piano industriale: ristrutturazione e sviluppo digitale

Rcs Mediagroup ha presentato il piano triennale per il rilancio della casa editrice. Al primo posto lo sviluppo digitale, la valorizzazione delle riviste forti (power brand), la chiusura o vendita delle testate che non sono leader, i contenuti editoriali digitali di alta qualità, un’organizzazione delle redazioni innovativa, flessibile, più produttiva.

Non è facile spiegare cos’è il piano triennale di una società. In sostanza, Rcs Mediagroup, il secondo editore italiano nell’area delle riviste (ma il primo se si considera il quotidiano di cui è proprietario: il Corriere della Sera), prova a disegnare un futuro di sviluppo, con riorganizzazione e investimenti, per reagire al declino che ha investito da quasi dieci anni la carta stampata.
Il piano mette al primo posto il digitale. Significa che, oltre alla difesa dei giornali di carta (e dei libri), Rcs concentrerà gli investimenti soprattutto sui contenuti e i servizi da consumare e fruire su computer, tablet, cellulari intelligenti (gli smartphone), e gli ebook. La società punta a ottenere dalle attività digitali il 25 % del fatturato nel 2015, contro il 14% attuale. Per arrivarci, pensa di investire circa 300 milioni di euro. Da spendere anche in acquisizioni, l’acquisto di società o attività nel settore.
Importantissima la pubblicità. Si prevede di avere una crescita nella raccolta digitale del 18% in tre anni, contro una media attesa per gli editori (il mercato) dell’11%.
Naturalmente questo blog è concentrato sulle riviste, i periodici, in cui Rcs (“la Rizzoli“), è una presenza importante in Italia, sia per la storia del Gruppo sia per i risultati attuali.
Anche per le riviste il piano triennale mette il digitale in cima ai pensieri. Si vuole sviluppare il digitale dei brand forti (le riviste leader nel loro settore), presumibilmente saranno chiuse (o messe in vendita) le riviste non considerate strategiche, per quelle su cui si investe è previsto uno sviluppo multi-piattaforma (contenuti per i giornale di carta, per le copie digitali da leggere su tablet e smartphone, i video, l’e-commerce), la creazione di comunità online di lettori a cui offrire (vendere) servizi. Noto che dai periodici la Rcs prevede di ricevere i margini (guadagni) più alti: entro il 2015 i ricavi saranno pari al 16% del fatturato, contro il 14% del Corriere, il 7% dei libri Rizzoli. Questo s’impegna a ottenere la società (media company).
Primaonline, in un articolo che potete leggere cliccando sul link alla fine di questo post, parla esplicitamente delle testate intorno alle quali Rcs potrebbe sviluppare attività digitale, dal polo di contenuti femminili e Amica, all’area dei familiari e l’Oggi, all’arredamento e Bravacasa, ai viaggi e la rivista Dove.
Ci sono altri passaggi del piano di Rcs (che potete leggere integralmente nel link al sito della società, in fondo a questa pagina) che colpiscono.
Il ribadire in più passaggi l’importanza dei power brand (le testate forti, leader nel loro settore, conosciute dai lettori, capaci di attrarre pubblicità e potenzialmente le prime anche in ambito digitale), l’idea di creare contenuti nativi digitali, lo sviluppo di nuovi target (quando si parla dei giornali nel digitale si dice spesso che i lettori possono non essere gli stessi della testata cartacea, comunque c’è un bacino potenziale molto ampio di nuovi utenti), la possibilità di sviluppare servizi per le aziende ad esempio nell’area della formazione (dice lo stesso anche il professore della Harvard Business School, Clayton M. Christensen, autore di uno studio sull’editoria di cui si è molto parlato in questo blog).
L’insistere sulla produzione di nuovi contenuti, anche digitali, spinge a domandarsi se saranno affidati solo o principalmente ai giornalisti, e di quale generazione, e nascono molte inquietudini quando il piano di Rcs sottolinea che bisogna ottimizzare e semplificare la struttura produttiva.
In ogni caso registro che Rcs Mediagroup afferma: «Il modello di business e di organizzazione cambierà radicalmente, orientandosi sul digitale»: ma allora un modello di business nel digitale… esiste. È una grande novità, speriamo che metta fine a un tormentone che dura da anni.
M’interessa perché: 1) spiega come vuole rinnovarsi e affrontare le sfide del digitale un editore che è stato leader nel giornalismo tradizionale; 2) il modello di business: lo hanno trovato (c’è ironia ma anche preoccupazione in questa affermazione); 3) i periodici non muoiono ma si trasformano in prodotti giornalistici ed editoriali multi-piattaforma.

primaonline: il piano triennale di Rcs

Rcs
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