La crisi dei periodici vista dall’Estremo Oriente

La crisi mondiale dei periodici vista dal più diffuso quotidiano della Corea del Sud. Al primo posto c’è la chiusura di Newsweek e il declino dei settimanali d’informazione americani. Al secondo la fine delle pubblicazioni di Financial Times Deutschland. Al terzo le difficoltà della stampa in Francia. Al quarto, il brusco ridimensionamento dei magazine giapponesi, un mercato grandissimo.

VISTO DALLA COREA. Dong-a Ilbo vende ogni giorno più di un milione di copie in un Paese, la Corea, che ha una popolazione di 40 milioni di abitanti, due terzi dell’Italia, un Pil pari a due terzi di quello italiano, ma lo stesso stesso Pil per persona: 30 mila dollari. E il giornale coreano più diffuso, Dong-a, fa 1 milione di copie. Altri problemi. Ebbene, l’edizione online del giornale (che ha corrispondenti nelle principali metropoli americane, asiatiche, europee ed edizioni stampate in questi Paesi) si domanda: Is print media doomed worldwide? La stampa è destinata a morire? Risponde riportando le principali sconfitte dell’editoria nell’anno che sta finendo.

I GUAI DELL’OCCIDENTE. Dopo aver ricordato la prossima uscita di scena dalle edicole di Newsweek e le difficoltà dei newsmagazine statunitensi. Dopo aver riferito delle traumatiche chiusure in Germania di Financial Times e di Frankfurt Rundschau. Passando per i problemi di France Soir e La Tribune in Francia… l’articolo arriva alla industria dei periodici in Giappone, un tempo fiorente.

PERIODICI GIAPPONESI. In un Paese con un mercato dei periodici sterminato, 158 testate hanno sospeso le pubblicazioni in edicola o chiuso del tutto i battenti. Il fatturato complessivo del settore è calato nel 2011 del 6,6 per cento, fermandosi a 984,4 miliardi di yen, scendendo così scendendo per la prima volta dopo 27 anni al di sotto del trilione di yen (un trilione di yen equivale a 11,8 miliardi di dollari: ripeto, miliardi di dollari). Lo scorso anno è anche stato il peggiore per risultati da quando, 14 anni fa, è iniziata la contrazione nella vendita dei periodici. Il picco era stato raggiunto nel 1997, con ricavi per 1,56 trilioni di yen (18,5 miliardi di dollari: ripeto, miliardi di dollari), dopo una crescita costante iniziata nel 1951. Da quel momento, solo arretramenti.

M’interessa perché: 1) offre il punto di vista, preoccupato, sulla crisi dei periodici di un grande Paese in crescita, la Corea: non siamo ai margini del mondo, ma nel cuore del mondo, cari amici che usate gli smartphone Samsung, disegnati e progettati a Seul ma assemblati in Cina; 2) anche il Giappone vive la crisi della carta stampata.

Il punto: la crisi della carta stampata riguarda tutte le economie avanzate.

Donga.com: crisi dei magazine in Giappone

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