Chiusure di testate: chi ha ucciso Newsweek?

Sulla chiusura del settimanale americano si confrontano due scuole di pensiero. Chi punta il dito contro la scelta editoriale di fare un “magazine di idee”. E chi dà la colpa a Internet e alle trasformazioni strutturali del mondo della comunicazione.

L’articolo di Owen Matthews su The Spectator (potete leggerlo andando al link in fondo a questa pagina) riapre il confronto sull’Whodunit, chi è l’assassino di Newsweek, il settimanale d’informazione nato 79 anni fa, che dall’1 gennaio 2013 esisterà solo come applicazione digitale (e sito appoggiato a The Daily Beast).

Si contrappongono la lettura di Matthews e quella dell’ultimo direttore di Newsweek, Tina Brown, cresciuta a Vanity Fair, a molti invisa per lo stile disinvolto con cui ha trattato il giornale dopo averne ricevuto la guida.

LINEA SBAGLIATA. In soldoni. Matthews, ex penna di Newsweek, crede che la responsabilità del crollo di Newsweek sia da attribuire alla linea editoriale delle ultime direzioni. Dal 2006 è prevalsa l’impostazione che ha relegato in secondo piano il deep reporting, la ricerca e scavo delle notizie, per dare via libera al “magazine of ideas“.

GIORNALE DI IDEE. Eliminate le belle fotografie a tutta pagina, largo invece alle colonne di piombo. “Sembrava di fare homework, i compiti di casa” ha commentato Tina Brown, retrospettivamente. Ma nello staff del giornale pochi avevano l’intelligenza e le conoscenze per scrivere un saggio profondo e leggibile come quel Why They Hate Us, viaggio nell’odio islamico per gli Usa, scritto dopo l’11 Settembre 2011 da Fareed Zakaria. Non è mancato qualche recente colpo di coda del giornalismo vecchia scuola, come l’intervista alla donna delle pulizie assalita in un hotel nel maggio del 2011 dall’allora Direttore del Fondo Monetario Internazionale, Dominique Strauss-Kahn: DSK Maid. Ma ormai il destino del giornale era segnato. E poco hanno influito le discutibili copertine di Tina Brown. Due esempi: come sarebbe stata Lady Diana Spencer a 50 anni (con la foto di lei invecchiata di 15 anni) e Barack Obama primo presidente americano gay. La prova definitiva secondo Matthews? Newsweek chiude per crollo delle copie vendute e debiti. Ma Time ed Economist continuano a navigare, con buoni ricavi e copie stabili.

COLPA DI INTERNET. La voce contraria è quella di Tina Brown. La quale, come molti commentatori intervenuti sulla chisura di Newsweek, imputa la responsabilità ai cambiamenti strutturali, allo zeitgeist. Qui sotto riporto alcune sue frasi estrapolate da un’intervista al New York Magazine (ma citate da The New American, giornale ultra, ultraconservatore che riporto in link in fondo al mio post).

It’s really, really difficult for the old behemoths to stay nimble in an era of such disruptive innovation. Elephants can’t tap dance.

New empires can be built so fast, as we saw with Facebook and Google….

[With Time] I personally think that within two or three years, you’re going to be seeing the same story [as Newsweek].

Il concetto è chiaro. La colpa è di Internet e dei nuovi concorrenti digitali che hanno affermato un nuovo modo di fare informazione e di consumare notizie. Newsweek, che conservava scintille di un’antica bellezza, è apparso al direttore, negli ultimi tempi, come il Titanic che affonda: c’è gente che nuota in mare e intorno vedi sontuosi lampadari ancora accesi. La carta non è più il mezzo adatto al giornalismo. Gli elefanti non possono danzare. Entro due o tre anni (dice ancora Tina Brown) anche Time chiuderà.

Chi ha ucciso Newsweek? Internet oppure è un suicidio camuffato?

M’interessa perché: 1) la qualità ha ancora spazio nell’analisi di come vanno i giornali di carta? 2) Newsweek, prima vittima di una pandemia?

The Spectator: chi ha ucciso Newsweek?

The New American: ultimo numero di Newsweek

New York Magazine: intervista a Tina Brown

unattractive-union-the-new-american-magazine-may-11-2009pdf

The Spectator

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