Huffington Post/ Come immaginare il futuro dei periodici

I giornali del futuro assomiglieranno a quelli del presente. Ma bisognerà cambiare i formati per adattarli agli strumenti della lettura digitale. E i profitti saranno enormi. O è solo un sogno?

Non so se si tratta di sponsored content, contenuto sponsorizzato, ma questo intervento su The Huffington Post del boss di una piattaforma per l’editoria digitale, Yudu, ha elementi per me illuminanti sul futuro dei periodici.

Richard Stephenson, questo il nome del Ceo di Yudu, dà per scontato che i magazine continueranno a esistere, e vivranno in una dimensione digitale, come siti o app. Insomma viene messo a tacere lo psicodramma dell’Internet che manda in rovina i giornali di carta con la sua offerta di contenuti infinita (ma frammentati, disseminati, discordanti, faticosi da cercare e raggiungere).

Ma, dice Stephenson, i periodici del futuro dovranno affrontare alcuni nodi e tener conto di certe premesse.

1) Faranno guadagnare molto, perché eliminano le spese di stampa e distribuzione: i margini saranno del 60-85 %.

2) Bisogna pensare a formati diversi dello stesso giornale per le diverse modalità di fruizione.

I lettori non vogliono troppa interattività, amano un’esperienza di lettura che imiti quella della carta (vedete la ricerca sulla informazione per mobile di Project for Excellence in Journalism, il Pej Center).

Il giornale di carta consente al lettore di individuare dove sono i contenuti che più lo interessano grazie al formato grande delle pagine. Questo stesso risultato può essere raggiunto con la versione del periodici per tablet. Diverso il discorso dello smartphone, dove bisogna invece impaginare diversamente il prodotto per permettere di scorrere i contenuti con lo scroll (vedete un po’ cosa dice in Futuro dei Periodici il Manifesto of Sub-compact Journalism di Craig Mod).

3) Il prezzo deve essere ridefinito per i giornali online e le app. Ci saranno app a pagamento, vendute anche a copia singola, come i giornali di carta. E contenuti gratuiti che si pagano con la pubblicità.

4) Va da sé che con il fiorire del mercato delle app giornalistiche gli editori dovranno promuovere i loro prodotti per farli emergere dalla mischia. Ma questo è il ritorno alle formule consuete, ed è rassicurante. Non c’è niente di nuovo nel futuro dei periodici, è tutto sotto controllo, baby. O è solo un articolo promozionale, del Ceo di una piattaforma digitale che si fa pubblicità, come ormai succede sempre più spesso nei giornali?

M’interessa perché: 1) descrive un futuro dei periodici non lontano dal passato; 2) offre spunti di riflessione sui formati dei giornali digitali.

Dove l’ho letto: The Huffington Post Usa.

The Huffington Post: i periodici del futuro

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