Cosa sono i periodici e il loro dibattuto futuro

Cos’è un periodico?

Più che domandarmi se in futuro i periodici saranno di carta oppure diventeranno prodotti solo digitali, per me conta capire se ci sarà spazio per quell’esperienza di lettura di cui i periodici sono lo strumento.

Un periodico non è un contenitore di notizie che esce una volta alla settimana o al mese.

Un periodico non è l’approfondimento di notizie già uscite.

Un periodico non è neppure un dispensatore di servizi, come le ricette di cucina, i consigli per l’arredamento, una guida alla scelta dello smartphone.

Tutto questo, ammetterete, viene ampiamente dato dalle mille voci che parlano in Internet e nella nebulosa senza confini del digitale.

Provo a condensare.

Un periodico è innanzitutto un’esperienza di lettura. Un amico che dice le cose che interessano a me esattamente con le parole che piacciono a me. Né troppe notizie, né troppo poche, il giusto. Non è troppo tecnico, oppure lo è, perché così voglio. Non è freddo nel raccontare le cose, oppure lo è, perché così si fa. Soddisfa le mie attese, perché a ogni appuntamento dà quel che aveva promesso. Mi sorprende, perché a ogni appuntamento dà qualcosa che non mi aspettavo, e invece è interessante. Ha una personalità ben definita. E lo scelgo io, con un percorso della decisione che assomiglia a quello con cui nasce un’amicizia. Per questo si crea tra noi un legame profondo: è il mio giornale.  Non sorprende, quindi, se voglio gustare la lettura fino in fondo, nei momenti più preziosi, quelli che dedico a me. Attendo il giorno in cui esce in edicola, o viene rilasciato al Newsstand digitale. Non mi dà tutto di tutto, ma ha proprio quel tono e quel modo di selezionare, quel mix che corrisponde ai miei interessi. È come me. Anzi, mi completa. Mi fa diventarte come sono davvero. Mi stimola a cambiare. Mi rassicura su quel che sono. Mi fa entrare nel mondo cui voglio accedere. (E scusatemi se mi viene da ridere ogni volta che sento un guru del digitale che dice che dei periodici non c’è più bisogno perché saranno sostituiti da applicazioni digitali che selezionano per me gli articoli interessanti, tagliando su misura i contenuti: sai che cacofonia di voci?).

I pubblicitari si sono accorti che i periodici non sono semplici strumenti ma “amici” dei lettori, e sanno che in quella speciale situazione che si crea durante la lettura anche le inserzioni vengono accolte senza fastidio anzi con attenzione, perché sono state scelte da un mio “amico” e sono (dovrebbero essere) coerenti con l’intonazione del giornale. Fanno parte anch’esse della nostra condivisione d’interessi.

Di tutto questo i lettori avranno ancora bisogno? O i contenuti dei periodici arriveranno in qualche modo da Internet? Il tono giusto e i giudizi, la personalità del periodico, saranno sostituiti dalla voce di blogger? I servizi d’utilità compensati dai mille portali e siti verticali di cucina, arredamento, fitness, giardinaggio? L’esperienza di lettura, eccitata o rilassatissima, sostituita dalla estenuante ricerca su Internet o da applicazioni che selezionano per mio conto?

Se ci sarà ancora bisogno di una voce che ti parla con il tono giusto delle cose che interessano a te, nei momenti che tu scegli, creando un’intesa profonda, allora ci saranno ancora periodici in futuro. Di carta o nel digitale, poco importerà.

P.S. Consiglio a chi è interessato al significato di queste scarne e un po’ trasandate riflessioni di leggere il primo capitolo di Proof of Performance, uno studio pubblicato da Fipp, la Federazione internazionale degli editori di periodici (anzi, non di periodici, perché ormai non si dice più così: da questo momento in avanti si dovrebbe dire “magazine media“, termine che include il giornale di carta, le sue repliche digitali, il sito, le app, gli eventi e le varie pubblicazioni e attività che si riferiscono a un brand editoriale). Riporto la pubblicazione qui sotto in link, come al solito.

Fipp: Proof of Performance

Fipp: Proof of Performance

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5 thoughts on “Cosa sono i periodici e il loro dibattuto futuro

  1. Geronimo scrive:

    La selezione non delle notizie ma dei giornalisti. Cosa impossibile in Italia dove ogni accesso è impedito proprio da coloro che sono meno adatti a sopravvivere alla selezione. Parafrasando Houellebecq, non mi interessa ciò che scrivi m’interessi tu, qualunque cosa tu scriva

  2. difficile trovare persone competenti su questo argomento, ma sembra che voi sappiate di cosa state parlando! Grazie

  3. Anna Aprea scrive:

    Che bell’articolo. Non lo avevo letto perché seguo da poco Il futuro dei periodici. Un amico….come ha ragione quando definisce il periodico un amico! Proprio ieri sera leggendo Internazionale ho avuto questa sensazione…come se dalle pagine sentissi una voce, o meglio un coro di voci nelle quali mi rispecchio. Tutto mi interessa, mi coinvolge, un certo tipo di umorismo dei giornalisti che scrivono le rubriche lo sento mio: è un amico insomma. Infatti lo compro. Grazie di aver dato forma ai miei pensieri vaghi su come e cosa dovrebbe essere oggi un periodico.

  4. Gianfranco scrive:

    E’ un pessimo servizio presentare
    sempre le cose come rivoluzionarie
    E dire che cambieranno tutto.

    Le cose non devono cambiare
    il mondo per essere
    importanti.

    1996
    Steve Jobs

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