Ogni mese Hearst vende 800 mila copie digitali di periodici

I periodici di Hearst vendono negli Stati Uniti 800 mila copie digitali al mese. Il miglior risultato nell’industria dei magazine. Dopo 24 mesi, l’investimento dell’editore nel digitale inizia a produrre profitti. 

Lo ha scritto in una lettera d’auguri ai dipendenti per il nuovo anno il presidente di Hearst Magazines, David Carey. Hearst, per chi non segue i periodici, è il più grande editore mondiale, proprietario negli Usa di 304 edizioni, 284 delle quali vengono pubblicate anche fuori dagli Stati Uniti. Le testate più note sono: Cosmopolitan, Harper’s Bazaar, Esquire, Elle e Marie Claire (questi ultimi acquistati nel 2011 dall’editore francese Lagardère).

Dunque ogni mese Hearst ha 800 mila subscribers digitali, tra abbonati e acquirenti di singole copie dei giornali per iPad, Nooks, Kindle Fire e apparecchi mobili Android. E l’80 per cento di essi è nuovo e non acquistava in passato prodotti di Hearst.

L’autore dell’articolo del sito Paid Content, che riporto in link alla fine di questo post, ricorda che l’obiettivo dichiarato da Hearst per fine 2012 era più ambizioso, pari a un milione di subscribers. Ma nessuno ha saputo fare meglio. Inoltre il presidente di Hearst riferisce che la compagnia ha 186 milioni di page views mensili su mobile, contro i 39 milioni mensili di fine 2011. E il numero di utenti unici mensili dei siti del gruppo è cresciuto in un anno di oltre il 30 per cento.
Altro dato su cui riflettere è la capacità di generare profitti, punto oscuro della transizione al digitale dei periodici e della carta stampata in generale. Quando le copie digitali inizieranno a essere profittevoli, e in che misura compenseranno le perdite in edicola? Per il momento Hearst comunica che, dopo 24 mesi di investimenti, dunque di costi sostenuti, il digitale inizia a produrre guadagni, attraverso appunto la vendita di copie.

Nell’articolo trovate la lettera ai dipendenti di Carey, naturalmente in inglese.

Ecco alcuni estratti. Il rpimo riguarda i risultati delle testate di carta.

More of our greatest brand hits last year:

  • ELLE had very strong growth in its first full year of Hearst ownership, gaining market share and becoming our second-largest business in the U.S.
  • HGTV Magazine, created in partnership with Scripps Networks, ended its first year with nearly 700,000 paid subscribers, producing average monthly newsstand sales of more than 250,000 and strong reception from advertisers. This year, the title will move to 10 issues annually.
  • Harper’s BAZAAR had a perfectly executed redesign that has been a hit with readers and advertisers, and Good Housekeeping introduced a new look and feel in its January issue, a front-to-back revamp driven by extensive consumer research and testing. Now under way: a dramatic restyling of Road & Track and a new direction for Redbook.
  • Marie Claire’s powerhouse publishing team delivered the most revenue ever in the magazine’s 18-year U.S. history.
  • Already the No. 1 epicurean magazine on the newsstand, Food Network Magazine had a sales jump of 18 percent last year and earned the top spot for ad pages in its category. Projected FNM circulation for 2013: 1.55 million.

Un altro passaggio mette in rilievo la ricerca di altre fonti di ricavo da parte dell’editore, dall’e-commerce alle linee di abiti di Cosmopolitan, un esempio di quel che avviene in tutto il mondo, con formule diverse, Italia compresa.

Always looking for new ways to connect with our readers, Hearst developed fresh, effective commerce initiatives last year, including ShopBAZAAR.com and the House Beautiful Marketplace, a partnership with HSN.

After a year of close collaboration, the Cosmopolitan Collection debuted in September in 700 jcpenney stores nationwide. At year’s end, consumer sales were running more than $1 million per week. (Operating as entrepreneurs entails taking chances: Our 2011 partnerships CLAD and Gifting Grace were discontinued. There will be some swings and some misses—we learn and move forward.)

M’interessa perché: 1) crescono le copie digitali vendute dei periodici; 2) il digitale, come investimento, inizia a generare profitti: non è più solo un costo; 3) il più grande editore mondiale di periodici spiega la sua visione.

Chi lo dice: «Paid Content, the Economics of Digital Content: a news/resource site covering all types of paid content business models, subscription-enabling technologies and corporate initiatives in gaining subscription».

paidcontent.org: Hearst ha 800 mila abbonamenti digitali

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