Periodici/ The Atlantic torna al paywall, il sito a pagamento

The Atlantic, mensile americano con 155 anni di storia che è stato rifondato mettendo il digitale al primo posto, potrebbe chiedere ai proprio lettori di pagare per accedere ai contenuti on line. Sarebbe un rovesciamento di quella linea, adottata nel 2008, che ha permesso alla testata di fare per la prima volta utili nel 2010.

La notizia, che riprendo da Forbes (il link all’articolo in inglese è alla fine di questo post), è interessante non tanto per il giro d’affari di The Atlantic, che nel 2010 portò a casa un utile di appena un milione 800 mila dollari, ma per gli spunti di riflessione sul modo in cui carta e digitale pesano negli equilibri di una casa editrice di periodici e su come affrontare la spinosa questione dei contenuti giornalistici a pagamento nei magazine.

PERIODICI E DIGITALE. I siti di magazine e quotidiani hanno infatti caratteristiche molto diverse e quindi richiedono soluzioni ad hoc. Finora aveva senso parlare di sito a pagamento soprattutto per i quotidiani (e anche su questo ci sono scuole di pensiero contrapposte). Ha molto meno senso, si pensava, ha un paywall per i magazine. Ma le cose sembrano cambiate sulla scia della chiusura di Newsweek e delle trasformazioni del mercato, arrivo dei tablet incluso.

The Atlantic è un giornale che mi incuriosice, già il nome è altamente evocativo, e infatti questo blog ne ha raccontato la storia un paio di mesi fa. La casa editrice che pubblica questo periodico vecchio di 155 anni ha diffuso l’altro giorno dati sull’andamento delle attività digitali. Ricordo che fino al 2008 il magazine, che si occupa di politica, esteri, economia, cultura, aveva un sito a pagamento. Aver abbattuto il paywall e puntato sul digitale ha permesso di far tornare in attivo la testata.

PUBBLICITÀ DIGITALE. Ora il presidente di The Atlantic, Scott Havens, ha comunicato che la raccolta di pubblicità nel digitale, cresciuta in un anno del 32%, corrisponde ormai al 60% della raccolta complessiva, carta inclusa, dunque. Ci si attende che la quota salga al 70%, 80% nel 2013. La carta, se si uniscono copie vendute e pubblicità del mensile, è dunque poco più del 50% del fatturato. E si può dire che The Atlantic si regga oggi maggiormente sul digitale che sul giornale in edicola.

UN PAYWALL. Da qui la decisione del presidente di creare un team speciale per studiare in che modo si possa far pagare i lettori per i contenuti digitali. E una delle possibili scelte del mix che verrà presto introdotto è il paywall, l’accesso a pagamento ai contenuti del sito. Proprio come fanno molti quotidiani, a partire dal più importante di tutti, il New York Times, che da sempre si contrappone idealmente all’inglese The Guardian, alfiere dei contenuti digitali gratuiti (fino a  quando? Un tema dibattuto nella Rete).

Dice Scott Heaven che ormai è difficile chiedere ai lettori di pagare per i contenuti digitali del tablet, e al tempo stesso far entrare gratuitamente gli utenti nel sito di The Atlantic. È come farsi male da soli.

«The conditions on the ground have changed» dice Havens. «We’re shooting ourselves in the foot a little by having the paid app in the iTunes store while offering ourselves for free in Safari».

L’applicazione di The Atlantic viene scaricata a pagamento da 30 mila possessori di Kindle, Nook, iPad. Il sito del giornale ha registrato nel novembre 2012 la bellezza di 13,1 milioni di visitatori unici, in crescita del 50%. The Atlantic Wire, spin-off del sito principale, ha 4,7 milioni di visitatori unici. Nel valutare questi numeri considerate che non stiamo parlando di Time ma di un giornale molto più piccolo.

M’interessa perché: 1) si riflette sulla possibilità di far diventare a pagamento l’accesso ai siti dei periodici; 2) non solo tablet ma ancora centralità del sito per i periodici.

Chi lo dice: «Forbes is a leading source for reliable business news and financial information. Read news, politics, economics, business & finance on Forbes.com».

Forbes: The Atlantic adotta paywall

The Atlantic

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