Le copertine di The Atlantic e i newsmagazine

Non riesco a tenere per me l’entusiasmo di aver scoperto The Atlantic. Di questo mensile americano con 155 anni di storia, che dal 2008 ha fatto una svolta decisa verso il digitale, ho parlato nel post di ieri. Subito dopo mi sono guardato un po’ di numeri arretrati e sono rimasto colpito (folgorato) dalla forza delle copertine. Ho avuto l’impressione che, parlando di newsmagazine (periodici che si occupano dell’attualità nel campo della politica, degli esteri, della società, dell’economia, della cultura: l’Espresso e Panorama, due settimanali), solo un mensile abbia il respiro per approfondire come si deve i temi del momento. Lo so, sembra un’assurdità, nell’era dell’informazione aggiornata minuto per minuto. Abbiate la pazienza di scorrere alcune copertine di The Atlantic degli ultimi due anni. E poi ritorno sull’argomento. Eccole.

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Visto i titoli di copertina? Possiamo salvare la classe media? Perché le macchine non potranno mai battere la mente umana. La nuova classe dominante. L’ultima chance per i boomers. È questo il volto della democrazia araba? La fine del maschio (copertina “copiata” da Panorama la scorsa estate: Maschio dove sei? Così mi par di ricordare). Come il culto dell’autostima sta rovinando i nostri bambini. Facebook ci sta facendo diventare persone sole? Cosa, io sposarmi?

Sono i grandi temi degli anni che stiamo vivendo. Ma quando ne parla un qualsiasi settimanale si ha quasi l’impressione che il discorso non possa che essere superficiale. Qualcosa di messo in piedi in fretta e furia, nel giro di tre giorni. Ma da un articolo così realizzato quale informazione in più, quale maggiore scavo possiamo sperare di ottenere rispetto ai tanti pezzi di scavo e approfondimento dei nostri quotidiani, ormai diventati settimanali con cadenza giornaliera? E quale settimanale non viene bruciato da programmi televisivi di indagine giornalistica, come, in Italia, Report, Ballarò (ma sì) e via dicendo? Eppure chi scrive nei giornali sente l’insoddisfazione della mancanza di spazio e di tempo. E chi lavora in televisione si rende conto di restare, spesso, sulla superficie delle cose. Questo post è solo una suggestione, l’entusiasmo per le copertine di Atlantic, così centrate, così “giuste”. Ma, forse, un newsmagazine, ai nostri giorni, non può che essere un mensile. E offrire una tavolozza informativa che comprenda un sito per la parte social e gli inevitabili aggiornamenti quotidiani, lanci di agenzie e notizie sui temi trattati nel magazine.

M’interessa perché: 1) guardo le copertine e, strano, mi viene voglia di leggere questo giornale di carta; 2) suscita una piccola riflessione sui newsmagazine.

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2 thoughts on “Le copertine di The Atlantic e i newsmagazine

  1. […] The Atlantic sia un modello studiato da tutti gli editori. Il giornale, di cui mi sono occupato più volte su questo blog, è presente su tutte le piattaforme, ma adatta i contenuti ai vari canali. Per cui […]

    • bach84 ha detto:

      Buon giorno a lei, Alessandro, penso che le sue perplessità sulla non completa attendibilità dei dati Ads (diciamo così) siano più che fondate. Nel post, avrà notato, non ho riportato le percentuali di vendita giornale per giornale. La cosa che tengo a segnalare, piuttosto, è che per la prima volta, dopo almeno un anno, non 2 o 3 riviste ma molte hanno segni positivi. Basta questo, a mio avviso, per intuire una possibile inversione di tendenza. Tutta da verificare, sia chiaro. D’altra parte, nei mesi scorsi, quando le diffusioni stavano precipitando, gli editori non hanno potuto nasconderlo, per quanto “orientabili” siano le rilevazioni di Ads. Non siamo un popolo di lettori. Ma i giornali, in futuro, dovranno sempre più reggersi su chi li compra. Grazie.

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