Edicole, abbonamenti dei periodici e lo US Postal Service

Con la consegna degli abbonamenti nelle edicole e l’informatizzazione dei punti vendita gli editori e i giornalai cercano di conservare la rilevanza dei prodotti di carta. Da cui si continua a fare il 90% del fatturato. La carta rimane un’àncora di salvezza anche per le Poste degli Stati Uniti. Nell’attesa che si compia il passaggio dei giornali al digitale.

È naturale parlar molto delle edicole virtuali, dei newsstand, ma nel corso di questa incerta transizione al digitale dei giornali, fase dalla durata indefinibile, il luogo dove si continua a vendere il numero di gran lunga più grande di quotidiani e periodici rimane l’edicola sotto casa.

A metà novembre gli editori italiani aderenti alla Fieg (la federazione che raccoglie i principali gruppi) hanno concluso un accordo con alcune delle principali associzioni sindacali dei giornalai (accordo, dico subito, contestato da una parte degli edicolanti) che prevede la distribuzione degli abbonamenti in edicola. I lettori che si abbonano alle testate italiane dovranno raggiungere l’edicola di riferimento per ritirare la loro copia del giornale. Il piano prevede una sperimentazione di un anno, poi si valuteranno i risultati. In Italia vengono distribuiti 230 milioni di copie in abbonamento per un valore, dicono gli editori Fieg, di 400 milioni di euro.

Mi è capitato di parlarne con vari giornalai. Tutti sono preoccupati per i cali delle vendite. E molti, seppur consapevoli del fatto che per un lettore andare in edicola a ritirare l’abbonamento è un controsenso (uno si abbona per avere due vantaggi: la copia a casa e un prezzo ridotto), pensano che questa sia un’occasione per far comprare più giornali. Uno mi ha detto che andare all’edicola è come andare in libreria, entri per fare un acquisto e scopri altre cose interessanti. All’edicolante andrà il 10% del prezzo di ogni abbonamento. Un modo per compensare in parte le forti riduzioni di guadagni di questi anni.

Il succo è che gli editori non possono disinvestire dalla carta, in attesa di far soldi sul digitale. Ecco perché si interviene sui punti di distribuzione dei giornali e si cerca di modernizzarli, come ha spiegato un post de il giornalaio, qualche giorno fa, in cui si parla della informatizzazione delle edicole.

Perfino negli Stati Uniti, dove il digitale è più avanti che in Italia, un editore che insegue le tendenze, Condé Nast, che pure nei giorni scorsi ha comunicato di vendere 800 mila copie digitali al mese dei propri giornali, fa in realtà gli affari più grandi ancora con la carta, visto che, sommando solo i principali titoli, vende ogni mese almeno 15 milioni di copie, tra abbonamenti ed edicola.

Non sono un esperto di gestione aziendale, come sapete, sono un giornalista e basta. Ma mi sembra evidente che gli editori stiano facendo di tutto per rafforzare il loro business calante nella carta.

Leggevo sotto Natale la notizia che lo Us Postal Service, le Poste americane, sta studiando la possibilità di vendere abbonamenti dei giornali nei propri uffici o su Internet. Il motivo? Le Poste, come i giornali di carta, sono in declino. Si comunica con email e ormai alla gente viene recapitata soltanto pubblicità e spam. Che nessuno guarda. I giornali di carta rappresentano solo il 4% della posta consegnata nelle case. Ma gli abbonati attendono il loro settimanale, il mensile, e vanno a controllare la cassetta delle lettere per vedere se è arrivato. Un periodico è “l’àncora della cassetta delle lettere”, come si dice nell’articolo della Columbia School of Journalism che ho riportato in link alla fine di questo post. Grazie ai giornali, la gente guarda e legge anche il resto della posta consegnata. L’articolo si conclude con questa saggia considerazione:

«Still, as magazines and newspapers slowly make the inevitable transition from print to digital, it remains to be seen what will happen to the Postal Service. In the short-term, though, the proposal to sell magazine subscriptions directly to consumers looks likely to end up benefiting everyonemagazines get more subscribers, journalists get more readers, consumers get another convenient way to subscribe to magazines, and the Postal Service ensures that people keep checking their mailboxes».

M’interessa perché: 1) smorza la sbornia del digitale (vedi: Il punto); 2) stabilisce che, ancora oggi, i soldi con i periodici si fanno nella carta. Sono tanti e vanno difesi. 3) Il digitale cresce velocemente ma fa guadagnare ancora pochissimo; 4) ci ricorda che per 13 dollari persi nella carta ne entra uno dal digitale.

Il punto: la sopravvivenza di molti editori e la conservazione di molti posti di lavoro giornalistici dipendono dalla resistenza della carta, non dalla corsa affannosa verso il digitale.

Fieg: accordo con edicolanti su abbonamenti

Columbia: le Poste americane venderanno periodici

Il Giornale: sono 18 mila i “piccoli” edicolanti”

Panorama: sono 33 mila i punti vendita di giornali

Internazionale: chiuse 10 mila edicole

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