L’offerta digitale di Economist

Economist vende 1 milione e mezzo di copie. Ma prevede un calo delle diffusioni. Cresce dunque l’attenzione all’offerta digitale della testata. Che oggi conta 150 mila abbonati digital-only.

Parla il direttore del digitale di Economist, Tom Standage, per il quale il calo delle diffusioni cartacee del giornale, circa un milione e mezzo di copie, è inevitabile. Va messa in conto e anticipata con mosse di sviluppo nel digitale.

L’importante, secondo Standage, è offrire ai lettori di un periodico contenuti forti e originali, per cui si sia disposti a pagare. Che sia su carta, schermo o in formato audio, poco importa.

«The important thing for us is to deliver distinctive content that readers will pay for; whether it’s on paper or a screen, or in audio format, is not really the point» dice Standage. «Our aim is to deliver our content in whatever form our readers want it; we are not wedded to print».

Economist è forte in edicola, uno dei più solidi newsmagazine, soprattutto ora che Newsweek ha lasciato la carta. Finora la testata conta 150 mila abbonati digitali (digital-only) e 600 mila lettori usano ogni settimana le app per il mobile. Il 17% del traffico proviene da smartphone e tablet, per questo Economist si prepara a rivedere i contenuti del sito, per renderli più adatti alla lettura su device mobili.

Standage spiega che l’edizione per tablet non è un tripudio di multimedialità per il semplice fatto che i lettori di Economist sono legati a un certo tipo di lettura, semplice, con una scansione chiara, e vogliono ritrovarla anche sulle tavolette. Con però la novità di fornire tutti i contenuti anche in versione audio, così da andare incontro a chi si sposta molto. Un aspetto apprezzato.

E i social media? La loro rilevanza va oltre i dati di traffico (il 10 per cento del traffico da mobile di Economist proviene dai social media). Aiutano a far conoscere la testata anche a chi non sa che si tratta di un settimanale economico. Inoltre Economist è un badge brand, una sorta di status symbol, nel senso che la gente vuol far vedere che lo legge, che lo conosce, per ricavarne prestigio.

M’interessa perché: 1) il newsmagazine guarda al futuro senza l’angoscia delle testate italiane d’informazione; 2) si spiega che la multimedialità non è un must nell’edizione per tablet: la lettura semplice viene prima di tutto; 3) articoli registrati. Sì, la versione audio, ecco un’idea; 4) l’importanza della parte social per i newsmagazine.

Chi lo dice: «Wan-Ifra: the World Association of Newspapers and News Publishers, or WAN-IFRA, is the global organisation of the world’s press, representing more than 18,000 publications, 15,000 online sites and over 3,000 companies in more than 120 countries».

Il digitale di Economist

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