Studio sulla sostenibilità dei giornali digitali

Una analisi di 69 startup giornalistiche in dieci Paesi, tra cui l’Italia, per capire come riescano a stare in piedi e a far soldi i giornali digitali. Non sono i lettori a sostenere finanziariamente le testate ma la pubblicità e una varietà di altre fonti di ricavo. Lo spiega uno studio intitolato «Chasing sustainability on the net» ripreso oggi da Nieman Journalism Lab

L’analisi, frutto di un progetto chiamato Submojour (sustainable business models for journalism), condotto da un gruppo di ricercatori, prova a spiegare come i giornali delle startup, società nate di recente con lo scopo di farsi largo nel digitale, riescano a sostenersi da soli, senza sovvenzioni, senza contributi per la carta, etc etc (è uno sberleffo, scusate), grazie a specifiche fonti di guadagno.

Potete accedere al pdf e scaricarlo: il link a «Chasing sustainability on the net» è riportato al termine di questo post. Nella introduzione, ripresa dal Nieman Journalism Lab, di cui si è ampiamente parlato in questo blog, due ricercatori fanno il riassunto di questa ricerca del Graal. La notizia non è nuova, in Europa e se ne era occupato alcuni mesi fa EJO, l’European Journalism Observatory (riportato in link, ha una intervista a uno dei ricercatori del progetto: da leggere).

Ovviamente non c’è alcun Graal da trovare. In sintesi, solo poche startup giornalistiche digitali vivono di abbonamenti o copie vendute: ci riesce una manciata delle 69 società interpellate e studiate. Più spesso i giornali vivono di pubblicità. Nei siti locali, che fioriscono numerosi in Gran Bretagna e Stati Uniti, non ci sono neppure sofisticati sistemi per stabilire tariffe e compensi: non si contano i click sui banner (le pubblicità dei siti), ma si fa pagare agli inserzionisti, spesso commercianti di città piccole e grandi, una tariffa fissa settimanale o mensile. Insomma, non ci si discosta dalla tradizione dei giornali di carta.

Ma non mancano storie più stimolanti e ricche di spunti e innovazione (per chi volesse seguire l’esempio). Tra queste anche due casi italiani, quelli della agenzia di notizie China Files, che fornisce notizie sul gigante asiatico a 30 partner italiani e spagnoli, ed Effecinque, fornitore di news per quotidiani.

La conclusione dello studio? Questi esempi possono indicare una strada di sostenibilità per le startup. Per reggersi in piedi, sopravvivere e, in casi più rari, prosperare. Ma si tratta di un percorso non adatto ai giganti dell’editoria, a chi pubblica testate di carta che devono trasferirsi sul digitale o trovare una espressione nel nuovo mondo. Ecco, qui la storia si fa più complicata. E c’è poco spazio, nel nuovo giornalismo, per le testate generaliste, quelle che trattano di tutto un po’. Appare molto più sicuro trovare una nicchia, una specializzazione, con contenuti tagliati su interessi specifici.

M’intressa perché: 1) spiega come le startup giornalistiche fanno soldi e si sostengono; 2) dà esempi che anche i giornalisti italiani possono seguire, se vogliono mettersi in proprio; 3) non mancano le considerazioni sulle difficoltà digitali degli editori tradizionali.

Nieman Lab: il denaro per i giornali digitali proviene da una molteplicità di fonti

Nieman Labchasing_sustainability_cover-211x300Ejo

Annunci
Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...