I limiti delle app dei periodici

In questo pezzo di Techvibes si spiega perché la maggior parte degli editori di periodici crea copie digitali che sono l’esatta replica del giornale di carta.

Senza multimedialità, a basso tasso di interattività, con pochi elementi aggiuntivi, come i video.

Il punto centrale è il costo che l’editore deve sostenere per fare un’applicazione più ricca di un banale Pdf.

I periodici hanno questa particolarità: ogni mese cambia il loro contenuto. Per la carta questo non è un gran problema: visto, si stampi. Per le app, lo è, ed enorme, perché ogni mese bisogna fare una nuova applicazione, particolarmente complessa e ricca di contenuti, capace di funzionare su piattaforme diverse.

Ma a molti editori basta poter dichiarare all’Alliance for Audited Media, l’Ads americana, quante copie digitale vendono, per aumentare le diffusioni e avere uno strumento in più per provare a far pagare tariffe più alte agli inserzionisti.

Lo fanno gli editori con meno soldi. Ma quelli ricchi, secondo questo articolo, farebbero bene a sforzarsi di più.

Il tema negli Usa è dibattuto. Ci sono editori come Hearst che sostengono una cosa: i lettori non sono interessati ad avere giornali digitali con un alto livello di interattività. Preferiscono veder riprodotta anche su tablet l’esperienza di lettura del giornale di carta.

Chissà.

Vi consiglio di leggere l’articolo in inglese, ci sono elementi per capire le ragioni del fallimento di The Daily.

Il punto: versioni digitali dei giornali, sì, ma come?

Techvibes: perché le app dei magazine non funzionano

techvibes

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