Video: giornalista intellettuale, giornalista digitale

Ci ho pensato su molto prima di scrivere questo post. Distinguere tra giornalisti vecchi e giovani è, di questi tempi, argomento delicato. Ma è un tema che attraversa l’ambiente giornalistico.

Il video di questo post è stato pubblicato sul blog di Forbes. Parla Lewis DVorkin, Chief product officer della testata americana, prestigiosa, con una storia, ma molto cambiata in questi anni. Ne trovate una descrizione su «Breaking News» del professore Clayton M. Christensen della Harvard Business School (ampiamente ripreso da Futuro dei Periodici).

Forbes ha ancora una redazione, ma ogni giornalista coordina un gran numero di freelance, che fanno parte di una rete di 1000 contributors, tra scrittori, docenti universitari, giornalisti, esperti vari, businessmen, tutti specializzati in determinati soggetti. Postano le loro storie e rispondono dei risultati in termini di utenti e pagine viste (individual metrics). Il 25 per cento del budget della testata viene speso in collaboratori, i quali scrivono ogni anno circa 100 mila post.

Arrivo al dunque.

DVorkin descrive la differenza tra i giornalisti tradizionali, quelli che oggi hanno approssimativamente dai 50 anni in su, e la nuova ondata di giornalisti. Dice di aver partecipato qualche tempo fa a una rimpatriata tra ex colleghi di Newsweek, penne famose negli anni Ottanta, e di essere rimasto colpito come da uno schiaffo per la differenza tangibile tra questa generazione, che continua a lavorare come se nulla fosse cambiato, e i giovani di Forbes. 

«Very few “star” journalists of that time and space have made the trip to the digital world. Most of those I spoke with and saware pretty much doing what they did 20 and 30 years ago. They’re doing it for traditional media companies that haven’t changed much either, although executives at each have convinced themselves otherwise. Those no longer working romanticized about the past».

Parental advisory: questo video potrebbe essere ritenuto offensivo. I giovani potrebbero veder mascherato, sotto il tono elogiativo, lo sfruttamento che avviene in tante realtà giornalistiche. I «vecchi» potrebbero avvertire un implicito invito a farsi da parte. Condivido le preoccupazioni di entrambi.

Tutto questo e altro ancora emerge dal video di Lewis Dvorkin sulla nuova generazione di Forbes. Ma la sostanza è buona, anche se ampiamente irrorata di succo autopromozionale: il modo di lavorare in molte redazioni è cambiato.

Il Punto: com’è cambiato il mestiere di giornalista.

Forbes: la new wave di giornalisti

Forbes 2

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