Il prossimo lavoro di noi giornalisti? Nei siti dei brand

Se la Coca Cola non compra spazi per inserzioni sui giornali ma crea il proprio sito di contenuti giornalistici, su cui c’è anche la pubblicità e la comunicazione aziendale, allora bisogna alzare le orecchie.

Un articolo del New York Observer racconta le storie di giornalisti americani, tra cui un’ex redattrice di Newsweek iPad edition, Melissa Lafsky, o Michelle Kessler, ex redattrice tecnologia di USA Today, che hanno lasciato testate prstigiose ma in crisi nera per diventare direttori di siti di importanti brand o di società che si occupano di attività tra le più disparate, come il dating online.

Sono colleghi che si danno pizzicotti sulle braccia dall’incredulità quando passano da redazioni che licenziano e non hanno i soldi per pagare i collaboratori ad altre redazioni, sicuramente diverse, dove ci sono le risorse per sfornare contenuti giornalistici, seppure per ambienti editoriali che hanno per missione indiretta quella di gettare luce su brand e attività imprenditoriali.

L’azienda vuole ospitare contenuti che abbiano la patina di autenticità del giornalismo. E i giornalisti trovano un ambiente lavorativo in crescita (anche se più noioso di una redazione giornalistica), dove si fanno vere riunioni di redazione per decidere gli articoli della settimana, si commissiona il lavoro ai collaboratori, si dà una linea editoriale.

Una prospettiva poco appetibile per giornalisti che hanno vissuto una certa traiettoria professionale. Ma chi ci lavora dice che i blog di questi brand sono costruiti sul modello dei siti giornalistici. E le aziende trovano che una pubblicità meno martellante e affiancata a contenuti giornalistici sia più efficace di un bombardamento di banner che i lettori vivono ormai come un fastidio e tentano in tutti i modi di evitare.

Futuro deprimente o futuro purché sia?

Il Punto: società, aziende, multinazionali assumono giornalisti per creare siti e blog giornalistici ma brandizzati.

New York Observer: giornalisti e branded content

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2 thoughts on “Il prossimo lavoro di noi giornalisti? Nei siti dei brand

  1. Geronimo scrive:

    e se invece di pensare a come cambiano i giornali i giornalisti cominciassero a pensare a come si può fare questo mestiere a prescindere da un foglio di word o da una griglia testo di xpress?

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