Le 3 lezioni di Condé Nast Traveller

La testata di Condé Nast torna in edicola e diventa un trimestrale. La redazione paga un prezzo caro ma, forse, temporaneo, pur di non perdere il posto di lavoro. Una storia che ha tre insegnamenti.

1) Traveller, rivista di turismo, per cui nei mesi scorsi era stata decisa la chiusura, torna in edicola ma cambia periodicità: da mensile a trimestrale. E per una settimana al mese è in abbinata a Vanity Fair a prezzo ridotto. Premessa dell’operazione è stato un accordo con il sindacato per sfoltire la redazione. La prima lezione che si ricava è che gli editori accorti, prima di chiudere una testata, ci pensano mille volte. Lo so, Rcs Mediagroup ha appena annunciato la vendita di dieci testate (o, in subordine, la chiusura). Time Inc. sta pensando di cedere i suoi 21 periodici tranne Time, Sport Illustrated e Fortune. Ma rinunciare a un brand, un marchio su cui per anni si è investito, si è costruito, si sono sviluppate competenze, rimane un atto estremo, nonostante cinque anni di fila di risultati economici deludenti o catastrofici per i periodici.

2) A Traveller, si è stabilito che il giornale si farà con appena due giornalisti, dei sette presenti prima, di cui uno solo a tempo pieno e con lo stipendio ridotto del 40%. Gli altri cinque sono stati ricollocati nei giornali di Condé Nast, ma con formule che prevedono il part time o stipendio più basso (dopo accordo con il giornalista). In attesa che passi la crisi. La seconda lezione è che la trattativa sindacale può spingere l’editore a cambiare idea sulla chiusura del giornale.

3) Leggete l’articolo riportato in link per vedere come viene ripensata la formula editoriale della rivista e in che modo si vuole rafforzare l’interazione con chi compra il giornale (engagement) attraverso il digitale. Si parla di una cartolina da inviare ogni giorno ai lettori attraverso un’app. La terza lezione dice che va ripensata la formula editoriale, ridefinito i pubblico del giornale, e che il digitale non è solo un arricchimento ma una dimensione di rapporto senza la quale non è che il giornale non ha qualcosa di più ma ha qualcosa di meno. Le riviste devono essere attive nel mondo digitale. Là dove si trovano le persone. Carta e digitale insieme, dunque.

Il Punto: salvezza e sviluppo dei giornali, di questi tempi, sono facce della stessa medaglia.

Economia web: traveller non chiude

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