Piani di crisi, editori, giornali e l’entusiasmo degli italiani per i tablet

Piani di crisi, riorganizzazione delle redazioni, cessioni e chiusure di testate, esuberi tra i giornalisti, licenziamenti. Ma cosa c’è davvero nella testa degli editori di periodici (e di quotidiani) che negli ultimi mesi, uno dopo l’altro, hanno avviato pesanti ristrutturazioni? (Prima parte).

Che cosa abbiano in mente lo spiegano le società di consulenza che hanno seguito, senza gridarlo in piazza, i progetti di riorganizzazione e le strategie per il futuro. Che i piani possano funzionare, lo vedremo. Che siano accettabili, lo dicano altri.

Riporto con una serie di post i contenuti di uno studio presentato alcuni mesi fa da una multinazionale di ricerca e, appunto, di consulenza: Boston Consulting Group.

La prima cosa che mi ha colpito è un passaggio sullo sviluppo digitale (un passo che tutti gli editori dovranno compiere). Si tratta di questo: l’entusiasmo del pubblico per i tablet.

C’è stato uno spostamento dal Pc e dai contenuti raggiungibili con i computer (di casa o d’ufficio) al mobile e ai contenuti pensati per questi. Dai siti web alle applicazioni. Cambiano le modalità di fruizione. Il computer ci costringe a star seduti alla scrivania. Il tablet lo si porta ovunque e viene usato principalmente… sul divano. Cambiano le aspettative d’utilizzo della gente. Più del 60 per cento dei consumatori americani già usa i tablet per leggere e-book e periodici. Tra coloro che prevedono di acquistare un tablet entro tre anni, circa tre quarti pensano di leggere magazine. Due terzi leggeranno quotidiani. Anche in Italia.

Ma il nostro paese è quello dove c’è la maggiore propensione a PAGARE per i contenuti. In media, un italiano dice di essere disposto a pagare da 6 a 13 dollari al mese per l’abbonamento a un periodico. Negli Usa si pensa di poter spendere da 3 a 5 dollari, da 3 a 7 dollari in Giappone, da 6 a 9 dollari in Spagna, da 5 a 12 dolalri in Germania. Per un quotidiano l’italiano si dice disposto a pagare da 12 a 20 dollari al mese, più di tutti gli altri: Usa, Gran Bretagna, Giappone.

Chi lo dice: la società Boston consulting group (Bcg) è una delle più note multinazionali di consulenza di management.

BCG

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