Perché proprio adesso negli Usa i giornali passano di mano

Se alcuni grandi editori americani vendono le loro testate non è solo perché c’è un fuggi fuggi dalla carta stampata, per qualcuno condannata al declino dai media digitali. Un’altra chiave di lettura può aiutare a capire perché proprio adesso molti giornali americani siano sul mercato. Se c’è chi vende, c’è anche chi compra.

L’articolo di Usa Today fa il punto sui casi aperti negli Stati Uniti.

Time Inc. vende 21 testate su 24, conservando soltanto Time, Fortune e Sport Illustrated. Le risorse della società vengono concentrate dunque sulle altre attività, quelle di Time Warner, il cinema su tutte.

Si racconta della riluttanza con cui Rupert Murdoch ha sganciato la carta stampata dalle divisioni che si occupano di televisione e cinema. E tutti hanno pensato alla vecchia storia della Good Company e della Bad Company.

E l’articolo dà aggiornamenti sui guai di The Tribune, proprietaria del Los Angeles Times e della Chicago Tribune. E della cessione del Boston Globe da parte del New York Times: si investe nel brand più forte, il power brand.

Ma c’è un’altra chiave di lettura, si diceva.

Gli investitori e i mercati spingono verso la separazione delle attività perché non guardano con simpatia a chi ha i piedi in troppe staffe: la diversificazione è d’intralcio. Chi ha affari più remunerativi, che pensi a quelli. È giusto che la carta stampata, in declino, affronti da sola il suo destino, contando solo sulle proprie forze.

Un nuovo ordine sta emergendo nel mondo dei media. E tutte le risorse devono essere indirizzate verso la transizione al digitale, ultima e unica spiaggia. Senza distrazioni.

Perché nel 2013 la raccolta di pubblicità nell’online ha raggiunto negli Usa i 37,3 miliardi di dollari, superando per la prima volta quella della carta stampata.

Ci sono potenziali acquirenti di giornali che hanno le casse cariche di liquidità. Il prezzo dei giornali, dopo il calo degli ultimi anni, è basso: un tempo si comprava una testata per un somma pari a 10 o 12 volte il cash flow annuale. Oggi basta una somma da 3 a 5 volte quel valore.

E gli investitori sono messi in tentazione dalla ripresa, lenta ma evidente negli Usa, del business delle news. I quotidiani locali tengono bene. E la gente inizia a dimostrare la disponibilità a pagare per accedere ai contenuti giornalistici digitali.

Non chiamatela più rottamazione.

Usa Today: la primavera dei media

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