Perché Time Warner si sgancia dai periodici (una storia anche italiana)

Perché Time Warner si separa dai giornali che sono all’origine della sua storia di successi? Me lo chiedevo mentre stavo scrivendo, ieri mattina, la prima versione di questo post. Mi sono fermato.

Perché dare una notizia che già altri 200 blog e siti d’informazione stavano mettendo in link, traducevano e in sostanza copiavano dai siti dei giornali americani? Perché lasciarsi scivolare nella pozza delle notizie diventate commodity, tutte uguali, in definitiva irrilevanti?

Anziché riportare un fatto che di lì a poche ore sarebbe stato noto a chi s’interessa di media, sarebbe stato molto più utile, innanzitutto a me stesso, trovare una chiave di lettura. Una fiammella per gettare un po’ di luce su quel che sta succedendo nel mondo dei periodici.

Penso che la spiegazione più coerente dell’intera vicenda, e interessante per noi italiani, sia quella di Daniel Gross, penna di Newsweek e The Daily Beast.

Time Warner ieri ha annunciato di voler separare il business dei giornali (24 testate, tra cui i prestigiosi, e antichi, Time, Fortune, Sport Illustrated) dalle altre attività del Gruppo: cinema e televisione.

Nasce una società autonoma, che cammina da sola in Borsa.

La notizia contiene anche l’annuncio che la società non vuole più vendere i giornali ad altri editori. Circa un mese fa, Time Inc. aveva iniziato trattative con l’editore Meredith. Ma l’affare sarebbe andato a monte perché il potenziale acquirente non sarebbe stato interessato ad altre testate che non fossero femminili o di spettacolo. Scartate dunque Time, Money, Fortune, Sport Illustrated, lontane dal pubblico di Meredith. Ma Time Inc. non ha ritenuto di voler proseguire l’attività di editore nella carta solo per quattro giornali rimasti in suo possesso. Ecco allora la decisione di far saltare il tavolo, scorporare le attività editoriali (come ha fatto Rupert Murdoch con News Corp) e sfidare la borsa con un business ritenuto in declino. Se non spacciato.

E’ a questo punto che diventa utile l’analisi del giornalista Daniel Gross.

I giornali di Time Inc. sono in realtà ancora capaci di generare ricavi (3 miliardi 436 milioni di dollari nel 2012) e utili (420 milioni di dollari): un risultato per cui altri editori farebbero i salti di gioia.

Il problema è che le altre attività di Time Warner sono molto più profittevoli. I ricavi, anziché diminuire di anno in anno, crescono, così come gli utili. E una società come Time, abituata a primeggiare, ha bisogno di progredire, avanzare, non può accontentarsi. Non può lasciarsi trascinare in basso da un ramo della compagnia poco brillante.

Nei giornali della casa ci sono penne di valore, staff che lavorano alla crescita digitale, le testate sperimentano paywall per i loro siti (forme di accesso a pagamento), vengono sfornate in continuazione nuove app. Ma tutto questo non basta.

Non voglio far suonare il solito disco: causa di tutti i mali sono la finanza e la “finanziarizzazione” dell’editoria . Ma è chiaro che un’epoca volge al tramonto. Non quella della carta stampata. Bensì l’epoca in cui i giornali garantivano rendimenti e profitti da primi della classe. Piovevano soldi. C’era grandeur. I giornali, e i periodici, sono diventati un business difficile, avvolto dall’incertezza, che richiede grandi sforzi per tirar fuori poco. E le società che dominano in Borsa non sembrano più innamorate di questo mondo. Anche in Italia e in Rcs Mediagroup?

The daily beast: perché Time Warner rinuncia ai periodici

Annunci
Contrassegnato da tag , , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...