Maxim in vendita: come cambia la geografia degli editori

La parabola del mensile americano Maxim, non ancora conclusa, sembra all’autore di questo blog, giornalista digiuno di economia, marketing e comunicazione pubblicitaria, una storia che, nel suo piccolo, riflette molto dello scenario generale. Provo a spiegare perché, con parole semplici: da inviato in un Paese straniero.

1) Il mensile, pubblicato anche in Italia, con modelle ammiccanti in copertina, è al diciassettesimo posto nella classifica delle riviste più vendute negli Usa. E la seconda per copie digitali. Sottolineo: la seconda per copie digitali. Maxim è il più popolare periodico maschile. Le copie vendute nella seconda metà del 2012 sono state 2,54 milioni al mese, con un più 1,4 per cento. Di cui 259 mila digitali, con un meno 8,9 per cento.

Ma: le pagine pubblicitarie sono diminuite nel 2012 del 22,2 per cento, la media dei periodici è stata di meno 8,2 per cento. Le copie garantite agli inserzionisti sono scese a 2 milioni. La frequenza di uscita è stata portata da dodici a undici numeri nel 2012 e a dieci numeri nel 2013. L’editore ritiene di avere stabilizzato i costi e di aver fermato il calo dei ricavi. Trovato, se vero quanto dichiarato, un nuovo equilibrio. Al ribasso.

images

2) Maxim magazine è stato ceduto nel 2007 dal fondatore Felix Dennis, insieme ad altri due periodici, Blender e Stuff, al gruppo di investitori finanziari Quadrangle Capital Partners, per 250 milioni di dollari. Ma la crisi dell’economia e dei periodici ha subito preso in pieno la società. Come ragiona un partner finanziario? Presto sono stati chiusi Stuff e Blender. Da subito si è valutata la possibilità di cedere anche Maxin, o di trovare un socio.

3) Per non perdere lettori, concentrati nella fascia ormonale 18-34 anni, l’editore ha sviluppato una produzione video per il web che viene distribuita non solo nei siti di proprietà ma anche su YouTube, Xbox Live, Playstation Network e altre web tv.

4) La notizia si aggiunge alle altre tessere di un mosaico che, nel suo insieme, descrive, per gli Stati Uniti, la nuova geografia dei media dopo la crisi. Il business dei periodici è diventato più piccolo, più povero nei ricavi, più costoso, più faticoso, più incerto. Gli editori rivedono l’insieme delle loro attività. Chi vuole rimane nel settore, ridisegna la struttura della società (Time Warner separa i periodici dalle altre attività: cinema e tv). Chi ha interessi meramente finanziari, se ne va.

Il Punto: come cambia, dopo la crisi, la geografia degli editori.

AdAge: Maxim Usa in vendita

onlinewallstreetjournal: perché vendere Maxim Usa
The-Wall-Street-Journal
thumb_adage_july-2003

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , , ,

One thought on “Maxim in vendita: come cambia la geografia degli editori

  1. Alessandro Rosa scrive:

    bellissimo “…fascia ormonale 18-34 anni…”🙂

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...