Cosa ci insegna una ricerca sullo stato di salute dei giornali americani

Per il sesto anno consecutivo diminuisce la pubblicità sui magazine. Calano ancora le copie vendute in edicola. Tengono gli abbonamenti. Eppure negli Stati Uniti quasi nessun editore di periodici pensa di seguire la strada di Newsweek, lo storico magazine che dal 31 dicembre 2012 ha abbandonato la carta per vivere solo nella dimensione digitale.

Torno al Rapporto 2013 sullo Stato dei News Media Americani del Pew Research Center, Project for Excellence in Journalism.

Quotidiani, tv, web, periodici. A questi ultimi dedico, vista la natura del mio blog, un approfondimento.

L’analisi che riguarda i magazine nel loro insieme dice che:

1) Le copie vendute, sommando carta e digitale, sono stabili nel 2012. Merito anche, si scrive, della diffusione di tablet e smartphone su cui gli americani leggono articoli di magazine. Gli abbonamenti pagati corrispondono per quantità a quelli del 2011. Sono invece calate dell’8 per cento le copie delle riviste vendute in edicola.

2) Nonostante i dati riportati al precedente punto, la carta non è morta. Anzi. Solo il 5 per cento degli editori di periodici prevede di offrire solo abbonamenti digitali ai propri lettori. Solo il 3 per cento si aspetta di offrire solo prodotti giornalistici digitali da qui a 5 anni.

3) Le pagine di pubblicità raccolte nel 2012 sono calate dell’8,2%. Ma il 2013 è iniziato in crescita. Condé Nast ha fatto sapere che questo inizio di anno è stato il più favorevole degli ultimi cinque.

4) L’occupazione giornalistica nei periodici è scesa nel 2012 del 4 per cento.

5) Più grigio è l’orizzonte dei 6 newsmagazine presi in esame dal Rapporto (Time, Newsweek, The Week, The Atlantic, The New Yorker, The Economist). Il calo in edicola è stato in media del 16 per cento. Le pagine di pubblicità sono diminuite del 10,4 per cento.

6) Time è l’ultimo newsmagazine per il mass market a proporre una versione cartacea.

7) Si conferma che la diffusione del tablet, posseduto oggi da 31 americani adulti su 100, ha risollevato l’interesse per gli articoli lunghi e per quel tipo di offerta informativa che caratterizza i periodici (non le news). E’ vero che solo il 22 per cento dei possessori di tablet legge periodici su questi apparecchi. Ma l’informazione giornalistica è in cima alla lista dei contenuti consumati nel mobile (inclusi gli smartphone). C’è dunque un potenziale. Ma lo sviluppo è stato nel 2012 più lento del previsto.

8) I ricavi dal digitale, nei periodici, rimangono una piccola frazione del totale. La società Veronis Suhler Stevenson (VSS) stima che il digitale rappresenterà per i periodici americani solo il 14,5 per cento dei ricavi complessivi nel 2016, rispetto al 6,6 per cento del 2012.

L‘attesa di un digitale che possa miracolosamente rimettere in piedi l’industria dei periodici sembra poco radicata nella realtà.

Pew Research Center: il capitolo sui periodici

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