2) La pubblicità, vera incognita per il futuro dei giornali

Seconda puntata su giornali e pubblicità nel digitale. Si parla del mobile. I tablet e gli smartphone hanno creato uno spazio di sviluppo per i periodici. Ma la lentezza degli editori rischia di avvantaggiare le multinazionali tech. Google, Facebook, YouTube stanno investendo massicciamente nella pubblicità associata ai contenuti per questi apparecchi. La strada per le riviste è in salita.

Riprendo la riflessione iniziata lunedì con un post gemello. Lo spunto è offerto dal rapporto del Project for Excellence in Journalism del Pew Research Center di Washington DC intitolato: The State of the News Media 2013.

Si diceva chei giornali periodici, cioè settimanali e mensili, nella dimensione digitale possono ricavar denaro soprattutto dalla pubblicità, in attesa che i lettori si mostrino più disponibili a comprare contenuti e a sottoscrivere abbonamenti online (i dati italiani sono per il momento poco incoraggianti).

Ma la pubblicità, in campo digitale, viene pagata molto meno che sui giornali di carta.

A questa difficoltà si aggiunge la concorrenza dei giganti della tecnologia. Il Rapporto del Pew Research Center fa vedere come la fetta maggiore della pubblicità nel digitale venga intercettata da poche società multinazionali: Google, Facebook, YouTube, Aol, Amazon, Yahoo. Agli altri rimangono briciole.

Un discorso analogo vale per il mobile, fondamentalmente tablet e smartphone, il cosiddetto New Internet (contrapposto al vecchio Internet, quello in cui ci si collegava alla Rete con pc e computer da scrivania).

Google raccoglie il 54 per cento della pubblicità su mobile nel mercato americano.

Facebook, altrettanto avanti, permette agli inserzionisti di investire solo in pubblicità per smartphone e tablet.

Pubblicità su Mobile

Un altro vantaggio dei giganti della tecnologia consiste nella possibilità di localizzare geograficamente l’utente. Sapendo dove si trova, e quel che sta facendo, è possibile scegliere il contenuto pubblicitario in modo mirato. Data la complessità di questa operazione, e il grado di conoscenza della tecnologia richiesto, Google e le altre multinazionali del settore godono di un vantaggio non facilmente colmabile dagli editori di giornali.

C’è un altro elemento. La pubblicità su mobile è pagata ancor meno di quella del web, la quale, come si sa, vale molto meno di quella sui giornali.

Se si prende la solita unità di misura, il costo per mille impressioni (eCPM: il prezzo pagato dall’inserzionista ogni mille pagine con l’inserzione visualizzate dagli utenti), si constata come, negli Usa, il prezzo medio sul web sia di 3,50 dollari per eCPM. Nel mobile scende, in media, a 75 centesimi di dollaro.

Ma ci sono differenze tra i marchi. Chi mette inserzioni su iPad paga fino a 4,42 dollari per eCPM, su iPhone anche 1,48 dollari.

Il Punto: le difficoltà nello sviluppo digitale dei periodici.
The State of News Media: la pubblicità nel digitale

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