I giornalisti digitali pagati a performance online

Giornalisti digitali pagati sulla base delle performance online.

Questo tema è nell’aria.

Su Digiday.com, media company newyorkese (contenuti, marketing, pubblicità, consulenze), vengono riportati esempi di prassi adottate da brand e siti web americani grandi e piccoli. Il più noto è Forbes. Nei casi citati la paga fissa del giornalista è solo una parte della retribuzione, cui si aggiungono bonus legati alle performance online.

Performance misurate in questo modo: quante volte l’articolo viene visto, quanti nuovi utenti si conquistano in una settimana, il numero di follower su Twitter…

Forbes fa così. Lo staff dei giornalisti assunti riceve lo stipendio ma una quota pari al 20 per cento è legata a metriche che vanno dal numero di conversazioni intrattenute con gli utenti del sito al numero dei commenti raccolti dai propri post. Nel caso dei 900 collaboratori esterni di Forbes, invece, la retribuzione è legata al numero di visitatori unici, con un certo compenso associato a ogni utente che per la prima volta entra nel sito, e un compenso dieci volte maggiore per ogni utente che ripete la visita. In altre parole, Forbes vuole premiare un’audience fidelizzata. Con la convinzione che essa sia sinonimo di qualità dei contenuti.

L’articolo solleva alcune delle perplessità che nascono quando il lavoro giornalistico viene troppo strettamente associato a obiettivi di business: ricavi, numero di lettori, pubblicità raccolta.

C’è il rischio che la qualità ne risenta (si sceglie la scorciatoia del contenuto facile e popolare per avere più lettori, magari ci si accontenta di aggregare notizie già uscite altrove). Ed è inevitabile che venga accorciata la distanza tra contenuto giornalistico e pubblicità (negli Stati Uniti qualsiasi discussione sul giornalismo digitale ricorre prima o poi a termini come native advertising o branded content).

Ma l’articolo di Digiday, ben fatto, ha un passaggio che riguarda un fenomeno ormai visibile anche in Italia.

Per aumentare il numero di unique visitor, di pageview e di contatti su Twitter, molti giornalisti diventano promotori del proprio lavoro e della propria azienda. Far conoscere i contenuti non è più compito del marketing o dell’ufficio stampa della casa editrice.

Lo vediamo quando un giornalista continua a postare su Facebook in orari diversi da quelli d’ufficio. Quando intrattiene conversazioni su Twitter nel cuore della notte. Quando risponde a tutti i messaggi del suo blog.

Da sempre il mestiere del giornalista, professione intellettuale, travalica i confini dell’orario d’ufficio. Ma in questo caso i limiti vengono totalmente travolti in un contesto in cui non esistono riferimenti contrattuali o di altro tipo. Soprattutto, i confini vengono superati non per fare i giornalisti ma per promuovere il proprio lavoro.

La mia impressione è che questo cambiamento culturale, avvenuto in assenza di regole, sia ormai irreversibile. Fare il giornalista significa, per centinaia di giornalisti italiani, eseguire tutti i passaggi, dalla scrittura al dialogo su Twitter.

Molti giornalisti aspirano a diventare il brand di sé stessi. Speriamo di non ritrovarci a fare i piazzisti (con rispetto per i piazzisti).

M’interessa perché: 1) descrive le nuove modalità di valutazione del lavoro giornalistico introdotte dal digitale; 2) descrive l’inizio di un cambiamento profondo nel modo d’interpretare la professione giornalistica.

Digiday: giornalisti digitali pagati a performance

DigidayContentStudio

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2 thoughts on “I giornalisti digitali pagati a performance online

  1. supermagog2 ha detto:

    questo blog è interessante per un sacco di motivi. Mi interessa perché:
    1- è documentato
    2- non ha paura e vede e dice le cose come sono
    3- ha scelto la piattaforma giusta (wordpress) e quindi sarà premiato da google
    4- è senza adv e quindi sarà premiato da google
    5- l’aggiornamento è costante e quindi sarà premiato da google
    6- ha la newsletter quotidiana che mi aggiorna ogni mattina e quindi avrà utenti fidelizzati
    7- … ne posso trovare molti altri 🙂

    visto come affronti il tema, io sono sicuro che adesso se prendi confidenza con google adsense / adwrods / criteo / DFP / ti diverti ancora di più e capisci quanto per noi giornalisti questo dell’online è un’occasione e una prateria- c’è da divertirsi molto, e per fortuna pochissimi l’hanno capito. 🙂
    ciao
    a

    • bach84 ha detto:

      Hai ragione, e quando ho aperto il blog l’ho capito rapidamente: l’online è divertente. Ma se diventa un lavoro per cui si viene pagati bisogna stabilire alcune regole. Alla prossima.

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