Due risposte sul futuro dei periodici

Come sarà il futuro della carta stampata nell’età digitale? Come il digitale è stato d’aiuto a una rivista di successo, molto conosciuta, diventata un modello della transizione alla nuova epoca dei periodici?

Riprendo un’intervista a Lewis D’Vorkin, Chief product officer di Forbes Media, la casa editrice della rivista Forbes. Non è una persona qualsiasi. D’Vorkin è alla guida dello sviluppo digitale di una rivista che è diventata un modello di reazione alla crisi della carta stampata e di espansione sulle nuove piattaforme. Non solo. Forbes è un esempio della nuova organizzazione del lavoro nelle redazioni, come spiegato nel celebre saggio «Breaking News» del professore Clayton M. Christensen della Harvard Business School (ampiamente ripreso da Futuro dei Periodici).

L’intervista, divisa in due domande, ciascuna delle quali contenuta in un video caricato su YouTube, è stata realizzata da un personaggio di cui si è parlato in questo blog, il professore Samir Husni, che si è dato il nome di Mr. Magazine, direttore del Magazine Innovation Center della School of Journalism all’Università del Mississipi.

Prima domanda: come immagina il futuro della carta stampata nell’era digitale?
(How do you see the future of print in a digital age? Listen to Mr. D’Vorkin’s answer to this question in this Mr. Magazine™ minute).

D’Vorkin spiega che c’è un futuro per le riviste che sapranno costruire un pubblico motivato, realmente interessato al contenuto, grazie a un giornale che sa essere focalizzato, sa darsi una precisa identità, sa cosa vogliono i suoi lettori. Ci saranno invece tempi difficili per le riviste troppo generaliste, ampie, confuse, poco bene indirizzate sui bisogni e le richieste dei potenziali lettori.

Seconda domanda: come il digitale è stato d’aiuto all’edizione stampata di Forbes?

(How did digital helped the printed edition of Forbes? Listen to Mr. D’Vorkin’s answer in this Mr. Magazine™ Minute).

D’Vorkin dice che la presneza del brand di Forbes nel digitale ha spinto un pubblico nuovo ad acquistare il giornale. Essenziale è stata l’espansione del brand su Twitter, Facebook, i social media, con il sito, in tutte le direzioni della comunicazione digitale. In questo modo il nome della testata è entrato in contatto con nuovi, potenziali lettori, facendo conoscere il contenuto del marchio. E spingendo la gente a cercare anche in edicola il prodotto.

Risposte semplici. Ma nei mesi più duri della crisi dei periodici è forse meglio chiarire bene quali sono le basi dell’attività giornalistica ed editoriale.

http://mrmagazine.wordpress.com/2013/04/10/mr-magazine-minute-lewis-dvorkin-forbes-chief-product-manager-on-the-future-of-print-and-the-role-digital-plays-in-helping-and-enhancing-print/

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4 thoughts on “Due risposte sul futuro dei periodici

  1. Geronimo scrive:

    banalità! e finiamola con questo “sa che cosa vuole il suo lettore”, il buco nero nel quale affonda tutta l’editoria, la foglia di fico dietro la quale si nasconde il nulla delle menti depensanti alla direzione dei nostri giornali che infatti girano, sempre gli stessi, da una scrivania all’altra, nella vana speranza di incontrarlo il lettore che hanno nella loro testa bacata

  2. bach84 scrive:

    Lei parla dell’Italia, mi pare di capire. Le solite facce… Ma non ci sono solo i tre, quattro quotidiani di cui sempre si parla. Ci sono mille giornali, mille riviste, e molti nuovi direttori.

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