Forbes, modello di transizione di successo al digitale

Visita nella redazione di Forbes di un giornalista francese di Les Echos.

Due mondi s’incontrano: il giornalismo del Vecchio Continente e il dinamismo spregiudicato degli americani.

Si spiega perché Forbes sia diventato un modello tra i periodici che vogliono sopravvivere al declino della carta stampata.

Forbes ha creato un sito di grande successo con 15 milioni di visitatori unici al mese. Cresciuti del 20% in un anno. Superato il Wall Street Journal.

La redazione Web è separata da quella del giornale, “per non cadere nelle mezze misure” dice il direttore del digitale di Forbes, Lewis DVorkin.

Un tempo Forbes aveva centinaaia di giornalisti. Ora lo staff del periodico di carta, con sede sulla Quinta Strada di New York, ne conta una dozzina a tempo pieno. Nel Web ce ne sono una cinquantina. Ma i collaboratori sono un migliaio e sfornano 500 post al giorno. Vengono pagati un tot per ogni nuovo utente. Venti volte di più per ogni utente che ritorna sul sito: si premia la capacità di fidelizzare il lettore.

Parte dei collaboratori non è pagata. Ma alcuni di essi, i più autorevoli, ricevono compensi a sei cifre.

La qualità media dei pezzi, dice il direttore, è scesa, rispetto alla carta, ma il dieci per cento dei post di alta qualità supera, per interesse, i pezzi del giornale di carta.

Il successo del sito ha rilanciato il giornale in edicola: i ricavi sono aumentati del 9% in un anno e le copie vendute del 2% (la stampa americana cala in media del 10% nelle diffusioni).

Il sito è totalmente gratuito. Vive di pubblicità. E si ammette che «la pubblicità nel mobile vale due volte meno di quella nel web e quella nel web vale due terzi in meno di quella sulla carta».

Ma si fanno soldi anche con una nuove fonte di ricavi, il native advertising, gli articoli a pagamento per importanti inserzionisti, raccolti in una sezione a parte del sito web, chiamata «Brandvoice».

Il futuro di Forbes? Ecco un po’ di giudizi sparsi:

« La réinvention de “Forbes” donne une idée de ce que sera la presse du futur, et de la manière dont les vieux médias peuvent y participer », estime Mathew Ingram, expert des médias pour GigaOM.

« C’est la plus grande réussite de la presse aujourd’hui », abonde un analyste de Morgan Stanley.

 «Je ne serais pas surpris que ce soit une bulle qui éclate. Les revenus de “Forbes” pourraient très bien chuter dans trois ans », estime Joshua Benton, directeur du « Nieman Journalism Lab », un institut de recherche rattaché à l’université de Harvard.

« “Forbes” a passé le point de non-retour. Le magazine a dilué ses valeurs de manière fatale », estime l’un de ses anciens rédacteurs en chef, Stewart Pickerton, dans un livre assassin intitulé « La Chute de la maison Forbes ».

Il Punto: esempi di successo di passaggio al digitale dei periodici.

Les Echos: un giro nella redazione di Forbes

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