Come sarà il giornalismo nel 2015: il nuovo vocabolario della professione

Chiudiamo gli occhi e immaginiamo che siano passati due anni, immaginiamo di essere fuori dalla crisi dei giornali (Premessa ottimistica n. 1: tra due anni la crisi sarà superata; premessa ottimistica n. 2: tra due anni faremo ancora i giornalisti).

Quale lavoro giornalistico faremo, come saranno le redazioni, quali i cambiamenti nei giornali?

Riprendo un articolo di un personaggio che mi affascina. Provocatorio, innovativo, sospetto, interessato, stimolante, mefistofelico. Lewis DVorkin, capo del digitale di Forbes, ha guidato una rivista famosa fuori dal dramma della crisi. Il giornale, ora, fa soldi nel digitale e in edicola.

Con la sua ideologia del cambiamento, così imparentata al liberismo di Forbes, DVorkin ha scritto quasi un anno fa due vocabolari: il giornalismo vecchio, il giornalismo nuovo. Il tramonto e la nuova epoca. Un piccolo testo che divide, fa arrabbiare, fa sorridere, colpisce.Per qualcuno si tratta di roba vecchia. Ma per molti giornalisti è tutto nuovo, perché da anni vivono incapsulati, per colpa degli editori, in redazioni vecchie e arretrate.

M’interessa il titolo dell’articolo: A New Language of Journalism Speaks to the Rebirth of a Profession, il nuovo vocabolario del giornalismo parla di rinascita della professione.

Old Language of Journalism:/ Vocabolario del vecchio giornalismo

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New Language of Journalism: Vocabolario del nuovo giornalismo

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Il Punto: saper vedere il nuovo.

Forbes: vocabolario vecchio e nuovo del giornalismo.

Forbes 2

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5 thoughts on “Come sarà il giornalismo nel 2015: il nuovo vocabolario della professione

  1. Geronimo scrive:

    la maggior parte dei giornalisti è vecchia, la restante è stupida (guardare per favore i titoli di studio) o tiene bordone ai vecchi per quieto vivere o convenienza

  2. Augusto Fagioli scrive:

    il giornalita che vuole affrontare nuove strade, puo’ partire da questo esperimento di giornalismo indipendente http://noteurbane.com/it/Introducing-the-Journal

  3. Emanuela T Cavalca Altan scrive:

    sono reduce dalla votazione per gli organismi del nostro Ordine. Ahimè siamo alle solite lobby. Non ritengo sia utile dare un obolo di 100 euro all’Ordine, che pubblica un giornale inutile e non rinnovi il suo organismo. Tornando alla nostra professione: spesso troviamo nelle redazioni molti raccomandati, figli di, nipoti di etc. Non è il cognome, nè il titolo che crea dei giornalisti in gamba. Vorrei più meritocrazia, ma ne vedo poca.

    • bach84 scrive:

      Sulla raccomandazione e il nepotismo ha ragione. Siamo un paese così, dove si eredita perfino il talento: figli di attori, cantanti, registi che fanno gli attori, i cantanti, i registi. Si figuri i giornalisti!

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