Il corrispondente di guerra pagato 20 euro a pezzo

Riprendo una lettera di Gabriele Barbati, freelance e collaboratore di SkyTg24, a Franco Abruzzo, ex presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia e curatore dell’omonimo sito di informazione sui giornali italiani.

Nel novembre 2012 sono andato a Gaza, per coprire la campagna militare israeliana nella Striscia, una notizia che ha tenuto titoli e prime pagine dei giornali per circa una settimana. Lusingato dalla pubblicazione su quotidiani nazionali, ho acconsentito a scrivere delle lunghe corrispondenze per questi quotidiani, spesso in situazioni di bombardamenti e di pericolo per la mia incolumita’.

Il giovane giornalista è amareggiato per essere stato pagato molto poco: dunque non vale niente il lavoro di chi più s’impegna?

Ora immagina quale amarezza possa lasciare ritrovarsi cinque mesi dopo senza alcun pagamento per il lavoro svolto. Pubblico (il quotidiano. NdR) infatti e’ stato chiuso e il Messaggero ha avuto l’ardire di pagare circa 20 euro netti per articoli da 60-80 righe. Immaginiamo che le spese (viaggio, assicurazione di guerra, interprete) non mi fossero state pagate dalle televisione di cui sopra e che fossi andato a Gaza da freelance – formula che spesso utilizzo e a cui sono costretti tanti altri colleghi che lavorano sugli esteri – non sarei neanche lontanamente rientrato dei costi e men che meno avrei ricevuto il famoso equo compenso per le prestazioni svolte.

Non mi sorprende. Ricordo quel che mi raccontava B. E., fotografo che ha lavorato a Sarajevo durante il celebre assedio (dal 1992 al 1996) e oggi riconvertito in fotografo dei personaggi dei reality show televisivi. Ricordo quel che mi diceva un collega partito con la sua fotocamera per l’Afghanistan, nel pieno della caccia a Osama bin Laden, e riconvertito in cronista dell’hinterland milanese, dopo aver scoperto che a restare a casa si guadagnava la stessa cifra delle zone di guerra, ma senza rischiare la pelle.

Conclude la sua lettera Gabriele Barbati.

Che senso ha allora per un giovane giornalista mettere la propria professionalita’ e il proprio tempo a disposizione dei media italiani?

Pensiamoci. È colpa del fatto che gli italiani sono privi d’interesse per quel che accade nel mondo? Colpa di come sono state riorganizzate le grandi agenzie fotografiche, che hanno creato una rete internazionale di corrispondenti e di stringer a basso costo, rendendo inutile l’impiego degli inviati? O colpa dei giovani, che sognano di fare un tipo di giornalismo che non c’è più? Colpa di un Paese che non premia chi si vuole sollevare dalla mediocrità?

Di tutto questo un po’.

Franco Abruzzo: il giornalista di guerra pagato 20 euro a pezzo.

francoabruzzo_logo

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , , , ,

One thought on “Il corrispondente di guerra pagato 20 euro a pezzo

  1. Geronimo scrive:

    colpa di chi accetta, potendoselo permettere, condizioni miserabili abbassando ogni potere contrattuale?

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...