Il problema della pubblicità sulla carta stampata

Leggo un post de ilGiornalaio che riguarda gli investimenti pubblicitari sulla carta stampata secondo il rapporto Global Adview Pulse di Nielsen. Il blog è uno dei migliori sul giornalismo.

Nonostante il calo, gli investimenti sulla carta stampata continuano ad attirare oltre un quarto della spesa complessiva con buona pace per i sostenitori della morte della carta. Amen!

Ma la messa non è finita.

Purtroppo i dati raccontano un’altra storia.

Prendiamo i periodici.

I numeri di Nielsen riportati sopra riguardano il mondo intero. Dentro c’è anche l’Asia, che ha dinamiche diverse dall’Europa e dagli Stati Uniti, mercati maturi. In Europa la raccolta di pubblicità è scesa del 7,7% nel 2012, la peggior performance tra i media. Nel Nord America i periodici sono l’unico settore in discesa, con un -2,5%. Calano perfino in Africa (Sud Africa): -2,4%. L’Asia cresce del 4,2%. Ci vogliamo paragonare all’India?

Raccolta pubblicità

Se ci limitiamo all’Italia, verifichiamo questi punti.
La raccolta pubblicitaria nei periodici è calata, a FATTURATO, di più del 35 per cento dal 2008 al 2011.
Nei settimanali il calo è superiore al 29 per cento.
Nei mensili siamo oltre il 37 per cento.

Sono dati ufficiali, dati Nielsen.

Inutile ricordare che il 2012 è stato l’anno peggiore degli ultimi 20. A valore si è tornati ai livelli del 1991.

Si capisce perché gli editori pensano di chiudere testate.

I numeri sono numeri. Poi ci sono le conseguenze sulla vita delle persone.

La carta stampata raccoglie ancora un quarto degli investimenti in pubblicità. La carta stampata di sicuro non è morta (quindi è corretto quel che dice il post del Giornalaio). Ma il mondo è cambiato.


Futuro dei Periodici

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7 thoughts on “Il problema della pubblicità sulla carta stampata

  1. pedroelrey ha detto:

    Il titolo del mio articolo è volutamente “provocatorio”. L’articolo come hai letto contine le specifiche del mercato italiano e della sua crisi – che non colpisce solo la stampa – Che il mondo stia cambiando l’ho scritto, tra gli altri, a giugno 2012 —> http://giornalaio.wordpress.com/2012/06/29/il-mondo-cambia/
    Ne parliamo di persona a ijf13?
    Pier Luca

    • bach84 ha detto:

      Certo. E ho riconosciuto in apertura e chiusura di post l’esattezza di quel che scrivi. Ma oltre alla notizia c’è la realtà su cui essa cade. Nei periodici abbiamo verificato che il mondo stava cambiando 5 anni fa. Nel 2009 sono partiti gli stati di crisi in Rizzoli, che oggi è al terzo, in Mondadori, che è al secondo stato di crisi, idem per Gruner. Ma anche al Corriere sono al secondo stato di crisi, al Sole credo si sia arrivati al terzo. E Repubblica è in attesa del secondo. Poi ci sono Messaggero, Stampa… Ne parlerei volentieri con te al ijf13, così potrei presentarmi di persona, ma la redazione non mi molla… Ci sarà un’altra occsione. A presto, buon lavoro: ti leggo sempre e consiglio agli altri di seguirti. Valentino

  2. Geronimo ha detto:

    La carta stampata raccoglie ancora investimenti (sempre meno) solo per il circolo vizioso instauratosi nella notte dei tempi tra stampa e pubblicità (vedi alla voce markette), connubio al quale conviene credere a entrambi. Il lettore maturo (il target ambito dalle aziende per cultura, livello d’informazione, portafoglio) se ne impippa della mediazione giornalistica e corre ormai da solo sul web
    contine > contiene
    occsione > occasione
    due esempi che illuminano la sciatteria presente sul web che livella al ribasso la differenza tra blogger e giornalisti rimarcata altrove su questo sito

    • bach84 ha detto:

      E dove va il lettore maturo sul web? In google news, che copia i giornali? In qualche anonimo sito aggregatore di notizie scritte da altri? O sulla home page del corriere.it? Lei corre troppo in fretta, caro signor Geronimo, non riesco a starle dietro.

      • Geronimo ha detto:

        “Ora, in questo luogo, come puoi vedere, ci vuole tutta la velocità di cui si dispone se si vuole rimanere nello stesso posto; se si vuole andare da qualche altra parte, si deve correre almeno due volte più veloce di così!”

      • bach84 ha detto:

        Ora ho capito il suo precedente messaggio. Lei evidenziava due refusi nelle cose che ho scritto. Dicendo che erano esempi della sciatteria nel web. Ha ragione. Però sa, io ho un lavoro che mi assorbe per molte ore del giorno e della notte. Poi c’è il blog, che si mangia una parte di quel poco che rimane. Da qui i refusi, le sviste, che almeno sul lavoro evito a me e agli altri (è il mio mestiere). Però ha ragione con la sua citazione. Mi ci riconosco. Quando sono sul posto di lavoro devo andare veloce. Poi faccio un blog perché sento il bisogno di correre due volte più veloce. (poi mi dirà se anche lei lavora il doppio).

  3. Antonio ha detto:

    I periodici su carta sono in crisi (almeno in Italia, almeno in Rizzoli!) non dal 2009 ma dalla fine del secolo scorso.

    Poi certo arriva il 2009: togli ad un periodico la pubblicità e che cosa ti resta? Spesso niente.

    Questa è la crisi.

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