L’uomo che vuole tagliare la pubblicità sulla carta stampata

Sir Martin Sorrell è una persona piuttosto influente: capo esecutivo (Ceo, in gergo) di WPP, una delle tre maggiori società di pubblicità e pubbliche relazioni a livello mondiale, quando parla gli altri ascoltano con attenzione. E magari si adeguano.

Il Guardian riporta alcune affermazioni del capo di WPP fatte mercoledì 24 aprile a FT Digital Media Conference di Londra.

Sorrell dice che gli investitori pubblicitari dovrebbero prendere seriamente in considerazione l’idea di tagliare gli investimenti nella carta stampata. E ha accusato Google, Facebook e Twitter di essere degli editori, delle media company, mascherate da società di tecnologia.

Considerazione di Sorrell n.1. C’è una grande discrepanza tra le somme investite in quotidiani e periodici e il tempo che la gente spende su questi media. Troppi investimenti in rapporto al tempo.

«Tv viewing is about 43% of consumers’ time, [ad] investment is 43%, outdoor [advertising] and radio are about right». «The two big [anomalies] are newspapers and magazines. We are still investing 20% [of client ad budgets] but consumers are only spending 7-10% of time. That has to change».

«Il consumo di tv è il 43% del tempo passato dalla gente sui media, e coincide con gli investimenti pubblicitari: il 43% del totale. Ma ci sono due grandi anomalie riguardanti i quotidiani e i periodici. Gli investitori riservano alla carta stampata il 20% del budget quando gli utenti dedicano ai giornali appena il 7-10% del loro tempo. Bisogna cambiare».

Ma queste valutazioni sono state rigettate da Jeff Bewkes, Ceo di Time Warner, il gigante dei periodici negli Stati Uniti (Time, People, Sport Illustrated…). Che spiega: «A Time Inc. (la società dei periodici del Gruppo Time. NdT) i ricavi da pubblicità sono scesi in un anno del 6-8%, ma il numero di lettori è costante. I giovani leggono la carta tanto quanto il digitale. Forse il calo riguarda i quotidiani. I periodici patinati, per dire, non hanno alcun calo. E con la transizione al digitale, attraverso tablet, non c’è motivo per pensare che i periodici smettano di far bene quel che hanno sempre fatto».

Considerazione di Sorrell n.2: Google, Facebook, Twitter non sono compagnie tecnologiche ma player nel mondo dei media. Concorrenti dei grandi editori. Perché forniscono contenuti. E perché attingono alle stesse fonti pubblicitarie, sottraendole alla carta stampata. Dice Sir Martin Sorrell:

«I do regard Google as a media owner, yes». «These are media owners masquerading as technology companies. Google sells Google, Facebook sells Facebook. Twitter sells Twitter».

«If I was going to invest money in all these stocks where would invest my money? I would in Google and Amazon. If buying for my grandkids that is where I would put it».

«Considero Google come una società di media. Sono media mascherati da compagnie tecnologiche. Google vende Google, Facebook vende Facebook, Twitter vende Twitter. Se dovessi investire il denaro dei miei nipoti cosa comprerei? Ma Google e Amazon, chiaro».

Il Punto: come cambia il panorama dei media e quali sono i nuovi media. Nuovi media che competono con quelli tradizionali e gli portano via utenti, tempo speso dagli utenti, pubblicità.

The Guardian: dove investire in pubblicità.

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3 thoughts on “L’uomo che vuole tagliare la pubblicità sulla carta stampata

  1. Marco scrive:

    Credo che parlare di investimenti in rapporto al tempo dedicato da parte dell’utente al singolo media sia veramente la chiave per realizzare investimenti che abbiano senso…che poi i social network ormai si comportino come degli editori è palese, perchè per scelta o per convenienza devono selezionare il materiale che intendono promuovere (dal momento che consentire di condividere contenuti e promuovere gli stessi in base a determinati profili è la loro funzione).

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