I giornali hanno qualcosa da imparare dalla Apple?

Qualcosa da imparare da iTunes, l’applicazione lanciata dieci anni fa da Apple, ciambella di salvataggio dell’industria discografica presa d’assalto e saccheggiata da Napster e dalla pirateria online. Si era affermata l’idea che non ci fosse da pagare per scaricare dischi. Un atteggiamento simile a quello indotto nei lettori di giornali dalla informazione distribuita gratuitamente su internet.

«Il cielo stava cadendo a pezzi e iTunes fornì un luogo dove avremmo fatto soldi con la musica e, in teoria, fermato la marea della pirateria. Per quel momento, è stata la soluzione del problema» spiega un pezzo grosso dell’industria discografica al Denver Post, un articolo che riporto nel link alla fine di questo post.

Trovo delle somiglianze tra il passaggio al digitale della musica e i giornali.

Avrete letto…

Avrete letto che il 28 aprile era il decimo compleanno di iTunes, l’applicazione di Apple con cui si può comprare musica online. Dal 2003 a oggi le cose sono andate avanti. Non solo iTunes è il più grande negozio di musica del mondo, con 435 milioni di clienti registrati (e relativi dati delle carte di credito), 25 miliardi di brani venduti, un catalogo con 35 milioni di canzoni, ma vende anche il 67 per cento degli show televisivi americani messi in commercio online e il 65 per cento dei film. È presente in 119 paesi e fa guadagnare ad Apple una montagna di soldi (nel primo trimestre 2013 ben 2,4 miliardi di dollari).

Ma la cosa interessante è questa: con iTunes una società che vendeva apparecchi tecnologici (hardware) e sofware, ha messo in atto una strategia di diversificazione ed è entrata nei servizi. Ha iniziato a vendere musica.

Domanda n. 1: il futuro dell’informazione giornalistica è nelle mani di chi la produce (musica, le case discografiche; giornalismo, editori) o di chi la distribuisce (avete presente le edicole online?)? Ancora, è nelle mani di chi fornisce l’hardware (chi vende tablet)? O di chi fornisce entrambi (Apple fa l’iPad e ha Apple Newsstand, l’edicola)?

Domande, niente di più.

Ma facciamo un passo avanti.

Domanda n. 2: cosa ha permesso ad Apple di prevalere sugli altri negozi, quelli delle città e quelli online?

“They revolutionized the retail landscape by making a truly interactive and very user-friendly space and platform, and they managed to do it by keeping a great music experience attached to what was very difficult technology,”

«Hanno rivoluzionato il panorama della vendita di musica creando un’esperienza di acquisto interattiva e un ambiente e una piattaforma facili da usare».

Nulla impedisce ad Apple di fare lo stesso con le notizie. Ma a dieci anni di distanza dal lancio di iTunes, altre società simili ad Apple hanno imparato la lezione.

Così viene spontanea una domanda: cos’è Apple dal punto di vista delle categorie di business? Una hardware company, una sofware company, una service company? (se lo domanda l’autore dell’articolo del Guardian, anch’esso in link).

Un’ultima osservazione, ripresa di peso da uno degli articoli citati. Oggi è possibile produrre e vendere uno smartphone di qualità pari a quella dell’iPhone a un prezzo di 200 dollari. Perché la gente continua a comparre quelli di Apple?

Probably the apps – and any music services that were offered, whether streaming or stored. That April day in 2003 might turn out to be the thing that keeps Apple thriving for at least another 10 years.

Probabilmente le app – e tutti i servizi legati alla fruizione della musica che vengono offerti al cliente, sia in streaming sia in download. Quel giorno dell’Aprile 2003 potrebbe rivelarsi il segreto che permetterà ad Apple di continuare a prosperare per altri dieci anni almeno.

C’è da imparare qualcosa? Che di sicuro di contenuti c’è bisogno, di giornalismo e musica. Ne hanno bisogno Apple e Amazon, tra gli altri. Ma non è detto che a prosperare siano gli editori che li forniscono.

Il Punto: provare a capire qualcosa del futuro prossimo venturo del giornalismo.

The Denver Post: dieci anni di iTunes.

The Guardian: dieci anni di iTunes e le trasformazioni di Apple.

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4 thoughts on “I giornali hanno qualcosa da imparare dalla Apple?

  1. Geronimo scrive:

    “non è detto che a prosperare siano gli editori che li forniscono”, bravo!, ha già intravisto la soluzione del rompicapo che attanaglia le menti eccelse dei nostri editori. ancora un piccolo sforzo🙂

    • bach84 scrive:

      Com’è buono lei. Ma la mia era una domanda, sulla risposta sarei meno sicuro. La musica è un prodotto che tu acquisti bello e finito, l’informazione è un prodotto diverso. Non è che con i service si siano fattii questi grandi giornali….

  2. Marco scrive:

    Veramente molto interessante.

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