Il college di moda e design di Vogue – Nuove fonti di ricavo per i periodici

Condé Nast, la casa editrice americana di riviste patinate, ha aperto una scuola di moda a Londra. L’iscrizione ai corsi è costosissima. L’idea rientra in quella serie di attività che gli editori di giornali provano ad avviare per cercare nuove voci di guadagno. Le vendite dei periodici e la raccolta di pubblicità, infatti, stanno calando ovunque, dall’Italia agli Stati Uniti.

Il Condé Nast College of Fashion & Design, di cui parla il New York Magazine (guardate il link a fine post: c’è l’intervista al direttore della scuola), è stato aperto due settimane fa a Londra. Due i corsi attivi: il Vogue Fashion Certificate, della durata di dieci settimane, e il Vogue Fashion Foundation Diploma, che richiede un anno di frequenza.

Gli studenti, ad ascoltare la campagna promozionale di Condé Nast, avranno la possibilità di entrare a contatto diretto con il mondo della moda grazie alle lezioni e agli incontri tenuti dai giornalisti e dallo staff delle riviste di Condé Nast Gran Bretagna, e grazie alla rete di relazioni e contatti della casa editrice, che porterà nella scuola figure di primo piano della moda. Tra cui Sir Paul Smith, che ne ha parlato pubblicamente.

L’iscrizione però è incredibilmente cara. Per il corso della durata di un anno, il Diploma, la retta è di 23 mila 472 sterline. Molto di più di quel che si paga per altre scuole londinesi dello stesso tipo, come il Central Saint Martins, che fa pagare 3 mila 500 sterline agli studenti europei, scuola dove hanno studiato Stella McCartney e Alexander McQueen.

Ne parlo ne mio blog anche perché è aperto il discorso delle fonti alternative di guadagno per gli editori, messi in difficoltà dal calo delle copie e dal crollo della raccolta pubblicitaria.

Si è occupato dell’argomento anche il professore Clayton M. Christensen della Harvard Business School, che nel suo studio Breaking News, indicava come strade di crescita e diversificazione queste attività: sviluppare una divisione marketing al servizio di clienti terzi, aprire scuole e avviare corsi con il brand del giornale, fornire servizi anche di produzione di contenuti per altri editori e per le imprese. Sono diversificazioni in aree a volte lontane da quella puramente editoriale e giornalistica. E viene spontaneo chiedersi come cambierà, nei prossimi anni, la natura degli editori (parto dalla premessa che gli editori puri non esistono più da almeno 30 anni).

Tra i molti casi, ma finora tutti di scarso rilievo per i conti degli editori, è celebre quello di Monocle, che ha aperto a Londra, e poi nelle maggiori metropoli del pianeta, un negozio in cui si vendono oggetti con il marchio della rivista. Anche il Guardian ha proposto seminari a pagamento, Masterclasses, su argomenti e temi trattati dal giornale. Lo stesso fa Forbes negli Stati Uniti, sponsorizzando giornate di studio su temi economici.

Del tema si è occupato di recente in Italia anche Pier Luca Santoro, nel suo blog ilGiornalaio, riferendosi in particolare ai quotidiani e alla possibilità di fidelizzare i lettori creando club o gruppi di soci.

Il Punto: come trovare altre fonti di guadagno per i giornali. Come cambieranno gli editori.

New York Magazine: Condé Nast Fashion And Design College.

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One thought on “Il college di moda e design di Vogue – Nuove fonti di ricavo per i periodici

  1. Geronimo ha detto:

    un inequivocabile segno di resa

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