Cosa succede se non leggi più il giornale a colazione – Lo stato dei media nel 2013

Il giornalismo sta attraversando un periodo di grandi opportunità, non solo di bilanci in rosso? Alan Murray, ex giornalista del Wall Street Journal e presidente del Pew Research Center, spiega invece qual sia l’esatta condizione dei giornali. Si va al punto: la perdita di pubblicità, l’irrilevante crescita delle copie vendute, la frammentazione dei new media.

Prima di lasciare spazio all’entusiasmo per il digitale, bisognerebbe capire cosa sta succedendo al giornalismo e quali saranno le conseguenze per le testate e per chi ci lavora. Una sintesi viene fatta da Alan Murray, per cinque anni responsabile dello sviluppo digitale del Wall Street Journal, presidente da alcuni mesi del prestigioso Pew Research Center, organizzazione no profit che ogni anno rilascia un rapporto sullo Stato dei media. Potete ascoltare l’intervento di Murray alla George Washington University School of Media and Public Affairs. Ma ho selezionato alcuni punti e li ho sintetizzati in italiano. Potete leggerli qui sotto.

Sì, anche al Wall Street Journal, grazie al digitale, l’audience complessiva non è mai stata alta come in questi anni. 10, 15 volte superiore a quella che il giornale ha avuto nel periodo d’oro. Questo significa che il Wall Street Journal è in grande salute? Purtroppo no. In tutto il mondo avanzato, a causa dell’esplosione della comunicazione digitale, non c’è più un modello di business per i giornali, non si è ancora trovato il modo per ripagare e tenere in piedi il business.

 

 

Nei casi migliori, per alcuni giornali, crescono leggermente i ricavi dalle copie vendute, se si sommano carta stampata e digitale.

Ma la pubblicità è crollata. E gli incrementi che si registrano nella raccolta digitale non compensano se non in minima parte la rapida discesa della pubblicità su carta. Signori, sta entrando acqua nella barca. E nessuno si salva, neanche le attività digitali dei giornali, se non si trova rapidamente un nuovo equilibrio.

Come siamo arrivati a questo punto? Ecco una metafora degna di un giornalista americano. Tutti ricordiamo le colazioni in famiglia di un tempo, quando il papà leggeva il giornale davanti alla sua tazza di caffè (almeno così era nei film). Allora c’era un solo canale per fare arrivare la pubblicità in milioni di case: quel quotidiano sfogliato ogni mattina.

Oggi quel giornale non c’è più. E attraverso un computer la pubblicità può trovare mille strade, tutte molto economiche, per raggiungere il lettore. Mille strade che nulla hanno a che fare con l’informazione giornalistica.

Nel video trovate anche notizie, riflessioni, dati su aspetti specifici del giornalismo. Tipo: 1) vengono mostrati i video del Wall Street Journal, tutti realizzati con un semplice iPhone e da un solo reporter; 2) si spiega che la pubblicità raccolta su mobile sta crescendo e passerà dai 5 miliardi di dollari del 2012 ai 12 miliardi del 2016; 3) si fa vedere come la fetta maggiore della pubblicità nel digitale venga raccolta da 5 società che nulla hanno a che fare con il giornalismo (Google, Facebook…); 4) si dice che 450 quotidiani americani su 1380 hanno adottato il paywall; 5) si spiega come l’uso del paywall possa avere effetti positivi sulla produzione giornalistica: solo se hai contenuti di prima qualità potrai spingere qualcuno a pagare per leggerli; 6) si vede come la pubblicità raccolta sulla carta stampata sia collassata dal 2006 a oggi: più che dimezzata.

M’interessa perché: 1) le cose dette da Murray tanto ovvie non sono se vengono ripetute anche in una prestigiosa università americana: meglio continuare a divulgarle tra i giornalisti; 2) no, non c’è un modello di business per i giornali del futuro: lo diciamo oggi, 20 maggio 2013.

Pew Research Center: State of the Media 2013.

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