Ripensando le riviste di attualità – Il declino di Newsweek

Le ipotesi di vendita di Newsweek, la testata americana che a fine 2012 ha chiuso l’edizione di carta. La parabola del giornale nei ricavi e nelle copie vendute. E le domande sul futuro di questa formula editoriale. Che ha bisogno di essere ripensata. In tutto il mondo.

Giorni fa un collega di un quotidiano mi parlava dei problemi dei periodici. Mi sono accorto che nella sua rappresentazione mentale i magazine coincidono con i settimanali di informazione politica. Insomma, aveva in mente l’Espresso. Ma i newsmagazine sono una componente assolutamente minoritaria delle riviste pubblicate in Italia e nel mondo. Non ci sono più l’Europeo, Epoca, e tanti altri titoli che hanno fatto la storia dell’informazione giornalistica.

Dico questo perché Newsweek, il newsmagazine per eccellenza insieme a Time, è tornato a navigare in cattivissime acque, dopo il passaggio traumatico dalla carta alla sola dimensione digitale, avvenuto lo scorso dicembre. Bisogna dare un giusto contorno a questa parabola giornalistica.

Quello che accade ai newsmagazine di tutto il mondo è abbastanza chiaro: soffrono, più delle altre riviste, il tiro incrociato dell’informazione in televisione e nel digitale. A tutte le ore riceviamo notizie e aggiornamenti sulla politica, l’economia, la cronaca, quel che accade nel mondo, e un giornale che arriva con un ritardo di almeno sette giorni sui fatti fatica sempre più a trovare una collocazione negli interessi dei lettori. La formula va rivista. Anzi, tanto per non sembrare supponente: la formula è stata rivista innumerevoli volte. Ma non si è riusciti a fermare il declino.

Questo messaggio arriva anche dagli ultimi dieci anni di Newsweek, riassunti con dati e tabelle dal prestigioso Pew Research Center.

Meno giornalisti. Tra il 2007 e il 2009 lo staff giornalistico è stato tagliato del 33%. Le perdite erano di 56 milioni di dollari nel 2009. Nell’agosto del 2010 il giornale è stato ceduto per la cifra simbolica di 1 dollaro. Nel 2011 le perdite si sono comunque attestate sui 14 milioni di dollari.

Calo delle copie. Le copie vendute (edicola più abbonamenti) sono precipitate del 50% in dieci anni. Da 3,2 milioni nel 1992 a 1,5 milioni nel 2012.

e_and_Newsweek_Overall_Circulation_Over_Time

Male in edicola. In edicola il calo è stato ancora più brusco. Pari al 55% dal 2008 al 2010. Come dicono al Pew, questo è il dato più significativo del declino di un giornale. Gli abbonamenti, infatti, vengono spesso proposti a prezzi stracciati (soprattutto negli Stati Uniti, dove questo canale ha dimensioni sconosciute a noi italiani).

Crescita digitale. Magra consolazione la crescita degli utenti unici del sito: +50% nel 2012. Ma il concorrente Time ha l’audience più ampia, pari a 7,7 milioni di utenti unici al mese.4-Time_Captured_Most_Online_Traffic_in_2012

La raccolta pubblicitaria. Ma la vera debacle si registra nella pubblicità. Dal 2002 al 2012 le pagine raccolte sono declinate del 60%.

5-Newsweek_Ad_Pages

Nuovo modello. La conseguenza, anche in un’ottica prospettica, è un cambiamento nella composizione dei ricavi. Di cosa vive il giornale? Un tempo di pubblicità. In futuro, soprattutto di copie vendute e di utenti che pagano per leggere i contenuti. Sempre che Newsweek sopravviva.

Ricavi

Pew Research Center: il declino di Newsweek.

pew-research-center-logo

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