Il futuro dei periodici fino al 2017 – Entertainment & Media Outlook di PwC

Una ricerca importante, l’Entertainment & Media Outlook di PricewaterhouseCoopers (PwC), descrive il futuro economico dei periodici americani da qui al 2017. Il calo dei ricavi da copie vendute, il calo della pubblicità, la crescita del digitale, non sufficiente. E qualche sorpresa.

La crisi continua. L’articolo di Adweek che sintetizza l’Outlook di PwC dice che non c’è alcuna ripresa dietro l’angolo per i periodici. Il mercato continuerà a scendere nei ricavi da copie vendute e nella raccolta pubblicitaria. Questa previsione vale per gli Stati Uniti, Paese che ha risposto meglio e più rapidamente dell’Italia alla crisi economica. Il declino dei periodici si conferma, dunque, strutturale. Non abbiamo ancora visto tutte le conseguenze. Viene confermata la “narrativa” corrente secondo cui i lettori e gli inserzionisti grandi e piccoli stanno migrando verso il digitale e verso altre modalità di accesso all’informazione.

Il mercato dei periodici consumer americani (le riviste come Time e Cosmopolitan) vale nel 2012 24 miliardi di dollari ma scende a 23 miliardi di dollari nel 2017. Dalla crisi del 2009 si è registrata una lieve ripresa, ma il mercato continuerà nel suo complesso a calare con l’abbandono della carta da parte di lettori e inserzionisti.

La pubblicità conta di più. Non è vero che il business dei periodici si stia spostando da un modello fondato sulla pubblicità a un altro che si sostiene con le vendite delle copie dei giornali, sia cartacee sia digitali. Lo so, l’ho scritto anch’io, ma questo blog non è un testo sacro che espone verità immutabili ma è il registro di una persona che cerca di capire cosa gli stia accadendo.

La pubblicità, infatti, valeva sui periodici 16.4 miliardi di dollari nel 2012 ma scenderà a 15.2 miliardi entro il 2017. Rispetto ai ricavi complessivi dei giornali, i soldi fatti con la pubblicità rappresentavano il 62% nel 2009, oggi sono saliti al 67% (attenzione: è cresciuto il peso della pubblicità sui ricavi da copie vendute. Ma il fatturato è sceso sia nella pubblicità sia nelle diffusioni). I ricavi da copie vendute sono scesi da 9.8 miliardi di dollari nel 2008 a 7.9 miliardi nel 2012. Saranno 6.4 miliardi nel 2017.

Il ritardo digitale. Lo sviluppo digitale dei periodici procede a rilento e senza una chiara direzione di marcia. La raccolta di pubblicità sulle nuove piattaforme cresce a ritmo sostenuto, le copie digitali raddoppiano in un anno, ma, come spesso si è riportato, i ricavi da queste due fonti hanno valori molto bassi se confrontati con i ricavi della carta stampata e non compensano, se non in minima parte, le perdite rapide dei giornali in edicola, negli abbonamenti, nella pubblicità su carta.

Gli investimenti pubblicitari digitali nei periodici crescono, erano 2.4 miliardi di dollari nel 2012 saranno 3.8 miliardi nel 2017. La spesa dei lettori per accedere a contenuti digitali dei periodici passerà dai 275 milioni di dollari nel 2012 a 1.4 miliardi nel 2017.

Un giudizio. L’articolo di Adweek (che potete leggere al link alla fine di questo post) chiude con un giudizio critico sulle azioni degli editori per contrastare la crisi.

Publishers continue to hurt themselves by failing to adopt consistent digital strategies—or even to accept a standard definition of what a digital magazine is. “Digital investments continue, but only at a pace that converts analogue dollars into digital dimes, perhaps even pennies,” the report states.

Gli editori continuano a farsi male da soli perché non riescono ad adottare strategie digitali efficaci – o anche solo ad accettare una definizione condivisa di cosa sia un magazine digitale. “Gli investimenti digitali cresceranno, ma solo al passo che converte dollari analogici in centesimi digitali, forse anche meno” dice il rapporto di PwC.

Un paragone.

“Thus, the digital divisions of publishing businesses are akin to living in an unfinished extension that has been built onto a house that fewer people come to visit.”

“Così le divisioni digitali delle case editrici sono portate ad alloggiare in un’ala non finita di un’abitazione in cui sempre meno persone decidono di entrare”.

Adweek: Outlook sui magazine.

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4 thoughts on “Il futuro dei periodici fino al 2017 – Entertainment & Media Outlook di PwC

  1. Massimiliano ha detto:

    ciao
    complimenti per il sito!

    carta stampa, digitale, quale futuro……………………….

    più chiaro di così 🙂

    • bach84 ha detto:

      Divertente il video. E inquietante per molti! Ma 40 anni fa avrebbero potuto farlo con la tv… Invece i giornali di carta hanno retto. Vedremo tra 10 anni se il video è stato profetico. Grazie!

      • Massimiliano ha detto:

        si inquietante per noi perche è la solita vecchia storia della paura del nuovo.

        sarebbe un video come un altro se non fosse per quei pochi secondi (vedi da 0:44 in poi) dove si vede la bambina perplessa, non capisce perche la rivista è li ferma, non interagisce, forse è rotta pensa. poco dopo preme il dito sulla sua gamba come a verificare che funzioni…..il dito……..bellissimo!

        a proposito di nuovo
        <>
        Horace Rackham, avvocato di Henry Ford, 1903

        <>
        The Quarley Review, (Gran Bretagna), 1825

        <>
        Thomas Watson, presidente della Ibm, 1943

        <>
        Lee De Forest, scienziato, uno dei padri della radio, 1967

        <>
        Darryl F. Zanuck, presidente della 20th Century Fox, 1946

        [Nel 1927] Chi diavolo vuole sentire gli attori parlare? (Harry Warner, Warner Brothers)
        [Nel 1928] I film hanno bisogno del sonoro come le sinfonie di Beethoven hanno bisogno delle parole. (Charlie Chaplin)

        ma ritorniamo sempre allo stesso punto quando si parla di carta stampata, non è il supporto (carta) ma il contenuto editoriale che ha e avrà il suo valore anche in un ambiente immateriale come il web.
        ha e avrà il suo valore su un libro o su un ipad.

        non è in crisi il supporto ma il contenuto.

  2. Geronimo ha detto:

    il video non dimostra nulla, se la stessa bambina avesse imparato a maneggiare una rivista prima di utilizzare un tablet avrebbe provato a sfogliare il tablet con lo stesso risultato
    per il resto vedo che siamo ancora fermi alla crociana distinzione tra forma e contenuto, ahimè

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