Perché preoccupa l’aumento dell’Iva sui collaterali delle riviste

Confermo che la decisione del Governo di aumentare l’Iva sui prodotti collaterali, venduti insieme ai giornali, portandola dal 4 al 21 %, è un grosso problema.

Dissento da chi minimizza, ignora, irride, trova scandaloso il problema dei collaterali, problema che riguarda, per chi non è dell’ambiente, i cd, dvd, libri, borsette, collane, «bamboline», venduti in edicola insieme alle riviste e ai quotidiani. Un equivoco, il pensare che si tratti di una faccenda secondaria e priva di conseguenze, in cui cade anche chi conosce a fondo il mondo dei giornali.

LA NOTIZIA. Gli editori hanno lanciato al Governo, l’altro giorno, un appello affinché l’Esecutivo torni sui suoi passi e non proceda con l’aumento dell’Iva, con un’incidenza che, su una parte di questi prodotti, dovrebbe passare dal 4 al 21%. Una iattura per editori ed edicolanti, questi ultimi convinti di perdere, se la misura non dovesse essere rivista, il 35% dei ricavi (non proprio nei ricavi, ma questa è la sostanza).

No, non è il solito pianto del commerciante.

Alzare l’Iva su libri, cd, dvd (sugli altri prodotti, non culturali, non ci sono problemi, in genere pesa poco o pesa già molto) può davvero essere un colpo per i conti degli editori.

Sì, per alcuni editori di quotidiani i collaterali pesano per il 6% o meno del fatturato, come dice un rapporto della Federazione italiana editori giornali («La stampa in Italia negli anni 2010-2012»). Ma il destino di un imprenditore non è legato alle medie di settore, senza contare che nei periodici la storia è diversa.

I PERIODICI. Fino a cinque anni fa i collaterali rappresentavano, per più di un editore, un terzo dei fatturati di settimanali e mensili, pari (quasi) ai ricavi da diffusioni e pubblicità.

Abbiamo poi assistito a un crollo.

Ora, l’innalzamento dell’Iva può essere il colpo finale a questa importante voce.

LA MORALE. Possiamo dare lezione. E dire che non di cd e dvd deve vivere un editore di giornali. Giusto. Possiamo dire che non è questa la strada per uscire dalla crisi. Sacrosanto. E magari aggiungeremo che di altro devono occuparsi direttori ed editori. Come negarlo?

Ma i conti si fanno con quel che si incassa ogni settimana. E gli editori, in un’economia di mercato, devono rispondere di fatturati e margini.

Anche la pesantezza degli stati di crisi è legata a questi conti.

Ecco perché l’aumento dell’Iva sui collaterali è una notizia che incide sul futuro dei giornali.

Futuro dei Periodici

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13 thoughts on “Perché preoccupa l’aumento dell’Iva sui collaterali delle riviste

  1. Giorgio ha detto:

    Un cittadino e un imprenditore che sullo stesso tipo di prodotto paga il 21% di Iva in tutto il resto del mercato, che giustificazione può trovare per un Iva così diversa, di fatto inferiore al 2% per molti operatori, quando lo stesso identico prodotto è allegato a un giornale o a una rivista?

    • bach84 ha detto:

      Credo si una questione di ciclo di vita del prodotto. Se la casa discografica non riesce a vendere cd, prende i titoli vecchi e li passa ai giornali. I guadagna più che dai negozi, mi creda. Ma lei dice cose sacrosante. Senza però dimenticare che i dischi soffrono più per la pirateria online.

  2. Geronimo ha detto:

    oh poveri giornalisti, adesso che rischiano di ritrovarsi ai giardinetti perché in quarant’anni non hanno partorito un’idea una per fare meglio ciò per cui sono pagati, s’attaccano alle bamboline che li hanno tenuti a galla. Come se un macellaio si lamentasse perché nessuno gli comprerà più la carne se non la potrà incartare col doposole

  3. alessandro ha detto:

    Non bisogna “conoscere a fondo il mondo dei giornali” bisogna vedere anche quello che c’è dietro. Il settore editoriale ha bisogno di pulizia e trasparenza e questo decreto può tornare utile. Sdoganare ogni principio giuridico in nome della necessità di sostenersi sul mercato è solo l’ennesimo pianto per ottenere nuove forme di assistenzialismo. Le edicole hanno bisogno di buttarsi sul mercato e l’editore deve imparare a reggersi con i suoi soldi non su quelli di altri. Per approfondimenti http://www.snagmilano.it/Interrogazione.pdf

    • bach84 ha detto:

      Mmm. Però condivido l’idea che molti editori hanno un difetto comune agli imprenditori italiani: predicare il libero mercato e poi chiedere sostegno e soldi per gli investimenti quando arrivano le difficoltà. Prendiamo il Sole 24 Ore…

  4. Lucio Toffetti ha detto:

    Concordo, ma non è solo in gioco il futuro dei giornali ma anche e soprattutto quello dei giornalai.
    L’aumento dell’IVA sui collaterali (cosa esattamente siano nessuno lo sa non essendo citati nel vigente Accordo Nazionale) non è “IL” problema ma è comunque “UN” problema per gli edicolanti. In questo momento in cui tutti raschiano il barile per cercare di sopravvivere, in cui assistiamo a chiusure a raffica di edicole ormai avviate – in mancanza di immediati e radicali interventi – ad una crisi terminale, anche una di per sé insignificante riduzione degli incassi può portare alla sparizione di altre edicole.
    Se l’IVA non verrà aumentata i rivenditori di giornali non saranno salvi, il settore distributivo è tutto da riformare. Non da domani, da ieri.
    Poiché all’orizzonte non vedo nessun segnale di cambiamento ho paura che anche una puntura di spillo possa essere fatale per le edicole.

  5. Alessandro75 ha detto:

    I collaterali un’importante voce di robaccia fatta in Cina (a volte anche stampata).

    Cmq l’aumento riguarda i prodotti collaterali contigui al contenuto della rivista (esempio cd di SpeakUp o Enciclopedia dei Fiori di Gardenia): gli altri prodotti (tipo gadget come orologi/torce/bambole) sarebbero già dovuti essere al 21% anche se qualche editore li spacciava come contigui (complice una legislazione volutamente lacunosa).

    A mio avviso spariranno tutte quelle pubblicazioni da edicola per bambini dove di editoriale non c’è proprio nulla: cartoni con macchinine di plastica, ecc.

    Rilancio: basta agevolazioni IVA per la carta uso editoriale (altro prodotto che in pratica arriva solo dall’estero).

    • bach84 ha detto:

      Ha ragione, sulle bambole c’è già l’Iva intera. Tranne nei casi in cui il valore dell’oggetto sia inferiore al 10% dell’acquisto, o qualcosa del genere. Sì, l’Iva è un’agevolazione. Più che altro mi chiedo che senso abbia alzarla proprio quando le cose, per gli editori, vanno a rotoli. Si toglie da una parte e dall’altra lo Stato paga gli ammortizzatori sociali.

  6. alessandro ha detto:

    Vado a memoria, ma era il 1984 quando “Amica”, ma potrei sbagliarmi, fece una travolgente uscita con all’interno, come gadget, il famoso beverone” Slim fast”. Fu un successo straordinario. Ero talmente curioso che mi ricordo l’ho bevuto anch’io assieme a mio fratello.Un attività di marketing massiva, con un costo irrisorio e che ha portato poi ad avere in edicola profumini ( ve li ricordate?), fino ad arrivare a piante pentole, vibratori ( non scherzo), lubrificanti….di vario genere, sigarette elettroniche, Autan , rivendicando, per assurdo e in maniera prepotente ed oscena, il diritto all’informazione! Veniamo a noi.Sono passati 30 anni dal beverone e il mondo è cambiato e chi ha fatto i soldi li ha fatti. Vogliamo credere ancora che un tanga allegato , per esempio, ad “Amica” sia funzionalmente connesso alla rivista per cui deve godere di iva agevolata? Se la pensate così va bene non insisto. Le edicole non devono”tenere botta” perché il tempo delle edicole di quando eravamo bambini o ragazzi sta finendo. Hanno bisogno di andare sul mercato perché la rete commerciale italiana non fa parte dei piani strategici editoriali e chi dedica il suo tempo libero a scrivere del futuro dei periodici…dovrebbe esserne, almeno in parte, consapevole.

    • bach84 ha detto:

      Buongiorno! Qui parlavamo solo di oggetti venduti con i giornali, non di politiche e strategie della distribuzione nel loro complesso, giusto? Il tema delle edicole m’interessa, ma è un po’ più ampio, come lei sa molto bene (seppur legato a quello delle vendite congiunte). Alla prossima.

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