Annotazioni sulla qualità dei giornali (partendo dal Lucignolo di Mediaset)

Ci sono due partiti. Quello di chi sostiene che la crisi della carta stampata sia anche dovuta alla sempre più scadente qualità delle riviste. E il partito di chi pensa che, proprio perché le difficoltà economiche hanno ridotto l’importanza della pubblicità nei giornali, come fonte di guadagno, l’attenzione al lettore sia cresciuta.

Questo post apparentemente non c’entra nulla con i periodici, il tema del blog. Ma facendo un giro più lungo del solito, alla fine arriverò a parlare anche di riviste.

Ho letto una serie di articoli sulla prossima stagione televisiva di Mediaset. Si parla dei programmi che andranno in onda dall’autunno, quelli consolidati, le novità, la revisione di formule storiche.

Più volte ho trovato considerazioni sulla formula dei programmi in rapporto ai cambiamenti avvenuti nel panorama non solo televisivo ma dei media in generale. Come sappiamo l’offerta del piccolo schermo non è più concentrata sui pochi canali delle tv generaliste ma ha aperto negli anni un ventaglio di proposte free e a pagamento che hanno costretto anche due colossi come Mediaset e Rai ad articolare, frammentare, targettizzare (brutta parola, eh!?) la programmazione. C’è anche Internet, naturalmente, perché lo spettatore vuole vedere i propri programmi preferiti al computer, su tablet, perfino con smartphone, e vuole poterlo fare a qualsiasi ora del giorno e della notte e in qualsiasi luogo si trovi, dalla fermata del bus alla spiaggia. Ma sono concetti risaputi. Andiamo alle conseguenze.

Nelle parole dei dirigenti del colosso televisivo trovo spesso considerazioni sulla formula delle trasmissioni. Sul linguaggio. Le Iene approderanno in prima serata su Canale5, il taglio del programma deve quindi cambiare, stiamo riflettendo su una formula che riprenderà l’esperienza di Scherzi a parte. Oppure. Il programma della domenica sera sul calcio non può più essere, come in passato, una galleria di partite e di gol: queste immagini, queste notizie, lo spettatore le ha già ricevute nel corso della giornata, attraverso canali e piattaforme differenti. No, la formula deve essere ripensata. Lucignolo si modifica così e cosà, mantenendo però il linguaggio che l’ha portato al successo, vedremo in che modo. Un cantiere aperto. Il paradiso del semiologo. Sono considerazioni che, mutatis mutandis, possiamo riportare al mondo dei periodici (a tutto il mondo dei media). I contenuti vengono ripensati non solo nelle cose che si raccontano al lettore ma anche nella loro struttura, nel linguaggio, nei mezzi utilizzati.In altre parole, mai come in questa stagione è in corso, negli editori seri, un ripensamento e una riflessione sul rapporto con il pubblico. Sulla qualità necessaria.

Sento molti sorridere. Lo so, le accuse sono note. Giornali pensati per la pubblicità, calibrati su lettori desiderati, sognati, auspicati dagli inserzionisti; ma lontani dalla realtà. Contenuti tutti uguali, scarso ancoraggio alla vita, idee bizzarre e spunti aneddotici che guidano la programmazione delle riviste surrogando un rapporto più diretto e magari verificato con il mondo che ci circonda (“un tassista mi ha detto che”). C’è del vero.

Ma andava così anche quando i giornali vendevano.

E allora vediamo cosa sta davvero accadendo nei giornali. Una domanda potrebbe essere: qual è la qualità che conta davvero?

Tgcom: la stagione 2013-2014 di Mediaset.

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3 thoughts on “Annotazioni sulla qualità dei giornali (partendo dal Lucignolo di Mediaset)

  1. Geronimo scrive:

    “andava così anche quando i giornali si vendevano”. Esatto, ma nessuno si è mai preoccupato della qualità, le case editrici sono sempre state l’ufficio di collocamento della buona borghesia, non si è mai fatta una selezione, e quando manca la qualità delle teste pensanti non si può poi pretendere la qualità del prodotto, al massimo – come scriveva Bianciardi – una bella nuvola d’aria fritta nella quale nascondersi dentro

    • bach84 scrive:

      Un po’ ha ragione anche lei…L’Italia è il Paese dove s’eredita il talento. Non solo notai e farmacisti. Anche attori, chirurghi, registi. E giornalisti.

  2. Alessandro75 scrive:

    Ancora un po’ di tempo e ognuno sarà Direttore del suo giornale elettronico: i giornalisti faranno pagare i propri articoli, altri faranno pagare la raccolta su un argomento specifico, magari si potrà pagare un giornalista per una ricerca/reportage sulla notizia desiderata.

    Personal journalist?🙂

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