Grandi editori al bivio: su Axel Springer che vende i quotidiani regionali e alcuni periodici

Axel Springer, colosso tedesco della carta stampata, primo editore europeo a sviluppare con successo il digitale, ha deciso di vendere i propri quotidiani regionali e alcune riviste, tra cui marchi storici.

Axel Springer, editore del più venduto tabloid europeo (quotidiano popolare) Bild e del conservatore Die Welt, ha annunciato la cessione della propria rete di quotidiani locali e di alcuni periodici a Funke Mediengruppe per 920 milioni di euro. Tra le riviste cedute, il settimanale televisivo, una guida, Hoerzu, prima testata del gruppo Springer, nata alla fine del secondo conflitto mondiale.

La decisione è motivata dalla volontà dell’editore di concentrarsi sullo sviluppo digitale delle testate più forti, i power brand del gruppo, in particolare il sito del tabloid, Bild Online.

Alcune dichiarazioni:

“The company will focus even more on its multimedia journalistic core brands Welt- and Bild-groups with the related magazine brands,” Springer said, and on “the expansion of online classifieds and digital marketing platforms.”

“On the cost side, it’s no longer possible to maneuver in a way that would secure the long-term survival of these print publications,” Ms. Fels added.

«La società si concentrerà maggiormente sui propri marchi giornalistici multimediali più importanti, Welt e Bild e le loro pubblicazioni satellite, sull’espansione della pubblicità online e sulle piattaforme digitali di marketing» (al riguardo leggete i miei post precedenti, che descrivono la composizione delle attività di Axel Springer).

«Sul versante dei costi, non è più possibile agire in modo tale da assicurare la sopravvivenza a lungo termine delle pubblicazioni cartacee (cui abbiamo rinunciato ndt)».

Nell’articolo riportato in link si spiegano i progetti dell’acquirente delle testate, il quale garantisce tutto l’interesse per la conservazione e lo sviluppo dei quotidiani regionali appartenuti fino a oggi ad Axel Springer.

Riporto di seguito alcune riflessioni.

1) Axel Springer è uno dei tanti giganti mondiali dell’editoria che si separano da tutte, o da una parte, delle attività sulla carta. Negli Stati Uniti c’è chi ha tentato la stessa strada senza riuscirci, Time Inc., e chi ha separato le attività più redditizie del gruppo (cinema, televisione), da quelle in grave difficoltà, la stampa: Time Inc. stesso, New’s Corp., Tribune Co.

2) In Italia la strada indicata da Axel Springer è stata seguita da Rcs Mediagroup, che ha ridotto in maniera consistente la presenza nel mercato dei periodici? E’ la stessa visione del futuro?

3) La strada dello sviluppo digitale dei grandi editori comporta necessariamente una drastica riduzione del numero di giornali pubblicati, per concentrare gli ingenti investimenti sulle attività che hanno prospettive di crescita?

4) Molto tempo fa ho scritto un post (decisamente immaturo) per dire che gli editori di giornali si considerano ormai da tempo delle media company. Sottolineavo quali possibili scenari futuri lasciasse presagire questa scelta di vocabolario da parte di chi guida le aziende. Mi chiedo, a maggior ragione: l’unico sviluppo digitale possibile per gli editori di giornali è quello indicato da Axel Springer? Oppure c’è un’altra strada, in qualche modo seguita dagli editori americani, che non esclude la possibilità di sviluppare nel digitale tutte le testate? C’è una via diversa da quella che prevede da un lato il gigantismo delle media company e dall’altro piccoli editori che gestiscono quel che rimane della carta con una forte compressione della qualità e dei costi?

Il Punto: cosa vuol dire per gli editori costruire un futuro di successo nel digitale.

Wall street Journal: Axel Springer vende quotidiani regionali e magazine.

La Stampa: Axel Springer vende le testate cartacee.

The-Wall-Street-Journalla stampa logo

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One thought on “Grandi editori al bivio: su Axel Springer che vende i quotidiani regionali e alcuni periodici

  1. Alessandro75 ha detto:

    non posso dire per quale azienda lavoro ma oggettivamente negli ultimi sei-sette anni si è fatta una politica di riduzione orizzontale dei costi del 10% circa annuo; in questo modo è stata salvaguardata la redditività (più o meno) del cartaceo: si è fatto “del risparmio, guadagno”.

    Ma si può andare avanti così? La matematica e il buon senso lo escludono.

    E allora? O chiudi delle testate bollite o le vendi, magari a uno stampatore che può fare ancora qualche ottimizzazione (i più, però, vanno a ramengo, sia in Italia che all’estero) o a un soggetto che potrebbe aver bisogno di personale per generare dei contenuti (magazine-on-demand) con una forte riduzione dei costi del personale giornalistico stesso.

    Ma in italia c’è ancora chi prende 16 mensilità e il premio produzione tutti i mesi…

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