Il modello del New York Times, i periodici, i media

Tre pennellate nell’acquerello di come cambiano periodici e media.

Riprendo tre passaggi di un intervento di Ken Doctor, consulente americano che si occupa dei media, uscito su Nieman Journalism Lab, sito che per me e’ un punto di riferimento sui cambiamenti nel giornalismo (e’ un laboratorio legato alla universita’ di Harvard).

Parliamo di periodici e media, ma Ken Doctor analizza i risultati semestrali del New York Times, i ricavi, le novita’ in quella che e’ una delle testate che reggono la fiaccola del passaggio progressivo al digitale. Modello di business cercasi, come dicono gli esperti; e il Times ci sta provando, a trovare un modo per tenere in piedi il giornalismo.

Torniamo a noi.

Prima pennellata. Il New York Times cerca nuovi modi per fare ricavi stabilendo alleanze con societa’ che forniscono contenuti, thid-party, come si dice in gergo. Contenuti che non vengono prodotti dalla redazione ma comprati gia’ confezionati allo scopo di arricchire l’offerta digitale e del sito. Non e’ crescita organica. Per cui il Corriere della Sera o una rivista italiana non fa tutto in casa: compra all’esterno, stringe alleanze. Un futuro promettente per service e produzioni video. O intese tra gruppi editoriali della carta e gruppi televisivi: pronto?! In Italia ci sono per caso editori che possiedono giornali e tv, o che hanno appena fatto acquisti in tal senso?

Seconda pennellata. L’articolo evidenzia come il Times, un quotidiano, abbia come concorrente, nel digitale, la NBC (NBCNews, per la precisione), una tv. Perche’ ormai parliamo di media, non di quotidiani, tv, riviste, radio. Anzi, queste aree vengono definite, da Ken Doctor, legacy roots, le radici, il punto di partenza; poi c’e’ il business del presente, quello che approda non a un quotidiano, periodico, ma a un… media. Il futuro inizio a vederlo. L’acqua torbida intorno al palombaro si sta facendo piu’ chiara.

Terza pennellata. In questi giorni si e’ molto discusso di modello di business per il digitale. E Ken Doctor si chiede: come un editore della carta puo’ guadagnare se la pubblicita’ sui giornali e’ destinata a calare ancora e i ricavi da copie vendute possono solo inseguire un punto di equilibrio tra perdite cartacee e crescita digitale? Segue elenco: video (per cui la domanda supera l’offerta), contenuti third-party, eventi. Eventi: ma qualcuno si e’ accorto che da tempo alcune riviste italiane hanno iniziato a esplorare questa strada? O esistono solo quei tre quotidiani nazionali di cui, solo, gli esperti discutono?

Nieman Lab: semestrale 2013 del New York Times e la ricerca di un modello di business

Nieman Lab

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