Quali giornalisti assume e quali licenzia nel web un editore americano

Più notizie, aggiornate di minuto in minuto, commentate da firme conosciute dai lettori: i licenziamenti e le assunzioni di giornaliste nei siti di due importanti mensili di lifestyle americani, Comopolitan ed Elle (Hearst), offrono uno spunto per riflettere sulle logiche che devono guidare lo sviluppo digitale dei periodici.

HEARST CAMBIA I GIORNALISTI DEL WEB. La scorsa settimana l’editore Hearst Usa ha licenziato due giornaliste di primo piano dei siti Cosmopolitan ed Elle. Contemporaneamente ha annunciato l’arrivo di chi dovrà sostituirle (un’ex giornalista di BuzzFeed e il direttore editoriale di Fashionista.com).
Troy Young, presidente del digitale di Hearst, nominato solo tre mesi fa, ha in mente una ridefinizione dei contenuti e della linea dei due siti.

Le sue parole possono essere uno stimolo anche per i giornali italiani.

INFORMAZIONE RAPIDA E AGGIORNATA. «Cosmopolitan ed Elle devono ospitare discussioni e offrire breaking news e commenti sui principali avvenimenti e novità che hanno rilevanza per le loro lettrici: giovani donne che s’interessano di moda, spettacolo, politica, temi femminili e notizie dal mondo».
Si chiede, dunque, ai due siti femminili di moda e costume di essere più veloci nel dare le notizie: non devono essere la semplice estensione digitale del brand cartaceo ma dare informazione che abbia la stessa qualità degli altri siti “pure play” (i siti d’informazione giornalistica, contrapposti a competitor che non sono “pure play” ma forniscono, oltre a informazione, altri servizi: come yahoo, con le sue e-mail e ricerche). C’è da notare che le assunzioni nei due siti riguardano giornaliste che provengono da realtà dove si fa informazione a tambur battente.

TEAM DIGITALE O INTEGRATO? Continua il presidente digitale di Hearst:

«La nostra società è efficentissima nel dare ai lettori un prodotto di alta qualità una volta al mese, ora dobbiamo spostarci verso un’offerta di contenuti in tempo reale, realizzata con la stessa passione e accuratezza ma distribuita a una diversa velocità e realizzata da un team redazionale diverso».

Sul fatto che il team redazionale debba essere diverso il giornalista del sito Mashable (trovate l’articolo in link alla fine del post) che ha dato per primo la notizia dei cambiamenti in Hearst, esprime dubbi. E fa esempi di periodici che hanno risolto in modo finora convincente il problema dello sviluppo digitale. Trovo prezioso questo passaggio:

«The magazines that have fared best on the web, in my observations, are those that have delivered a consistent brand experience across channels: the writers and editors who are most prominent in print are also creating original, timely work for the web. Those publications — including The Atlantic, Wired and Sports Illustrated — are integrated and omnichannel, not authored entirely by teams of junior web staff unknown to their publications’ print readers. The Atlantic‘s James Fallows and Alexis Madrigal are every bit, if not more, present on the publication’s website than in its pages».

«I periodici che vanno meglio nel web, a mio parere, sono quelli che hanno offerto una brand experience di valore su più canali: i commentatori e i giornalisti che sono più importanti sul giornale di carta forniscono anche contenuti originali e continuamente aggiornati nel web. Queste pubblicazioni – tra cui The Atlantic, Wired e Sports Illustrated – sono integrate e presenti su tutti i canali, non realizzate interamente da redazioni di giovani giornalisti sconosciuti ai lettori del giornale che va in edicola. Le firme dell’Atlantic sono più presenti sul web che nell’edizione cartacea del giornale».

L’ESEMPIO DELL’ATLANTIC. Proprio un riferimento a The Atlantic completava l’articolo di La Stampa che a inizio agosto riportava la notizia della ennesima vendita di Newsweek dopo il fallimento della riconversione digitale avviata lo scorso gennaio. L’autore, Marco Bardazzi, ricorda come negli Stati Uniti The Atlantic sia un modello studiato da tutti gli editori. Il giornale, di cui mi sono occupato più volte su questo blog, è presente su tutte le piattaforme, ma adatta i contenuti ai vari canali. Per cui The Atlantic ha inaugurato spazi dedicati su web e Twitter su argomenti come la tecnologia, la salute, il rapporto tra i sessi, le città. Una serie di fili che costituiscono un intreccio coerente e distinguibile: il brand.


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