A cosa serve l’accordo a sostegno dell’editoria

Chiunque lavori nei giornali sarà toccato: governo e protagonisti dell’editoria hanno raggiunto a inizio agosto un accordo per il sostegno al mondo dei media investiti dalla crisi strutturale. Per risolvere quali problemi?

Non è possibile dare un giudizio decisivo perché l’intesa è lontana dal passaggio parlamentare. Soprattutto, non è stata trovata la copertura finanziaria per una misura che prevede una disponibilità di 40 milioni di euro all’anno, per tre anni. 120 milioni.

COSA PREVEDE Risorse rilevanti? E rispetto a quali tra gli 11 obiettivi fissati nell’accordo? Sono previsti, tra l’altro, il sostegno alle start-up digitali, all’innovazione tecnologica, al ricambio generazionale e delle competenze nelle redazioni, la modernizzazione della rete di distribuzione (edicole), il finanziamento dei prepensionamenti e alla sicurezza sociale nei casi di crisi aziendale (prepariamoci: presto altri editori apriranno stati di crisi). E dunque, quale può essere l’efficacia dell’intesa in rapporto ai fini che essa si pone?


LO SVILUPPO DIGITALE Pensiamo a quanto RCS Mediagroup ha dichiarato di voler investire nel triennio 2013-2015 in attività digitali: oltre il 72% di 160 milioni di euro. Possiamo immaginare che altri grandi editori nazionali vogliano mantenersi allo stesso livello. Si aggiungono poi decine di aziende giornalistiche, seppur con risorse più limitate. Non è difficile pensare che per lo sviluppo digitale saranno investiti, complessivamente, nel triennio coperto dall’intesa governativa, cifre superiori a una soglia immaginaria, ma non campata in aria, di 400-500 milioni di euro? (Giusto per avere un punto di riferimento). Rispetto a questo, la metà dei 120 milioni di euro che potrebbero essere dati dallo Stato sono un contributo non trascurabile.

I PREPENSIONAMENTI Passiamo all’altro obiettivo dell’intesa raggiunta con il mondo dell’editoria: rifinanziare ammortizzatori sociali, in particolare i prepensionamenti. A questo medesimo scopo un intervento del governo, che risale al 2009, garantiva uno stanziamento di 20 milioni all’anno. Con quella somma, gli editori italiani hanno potuto affrontare, ed esaurire, una prima tornata di ristrutturazioni iniziate nel 2008-2009. Quei soldi sono finiti. E la crisi, contrariamente a quel che si sperava, non è passata. Ma è evidente che anche solo la metà dei 40 milioni all’anno che il governo vorrebbe ora erogare per gli ammortizzatori sociali dei giornalisti permetterebbero di evitare il disastro sociale (il discorso sarebbe lungo, l’argomento delicatissimo, si può capire che molti siano contrari).

In conclusione, l’accordo tra governo e mondo dell’editoria può sicuramente essere un utile sostegno al passaggio dell’industria al digitale. Ed è decisivo per superare molti stati di crisi.

Repubblica: il patto editori-governo.

Sottosegretario alla Presidenza del consiglio con delega all’editoria: Testo dell’accordo.

Futuro dei Periodici

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3 thoughts on “A cosa serve l’accordo a sostegno dell’editoria

  1. Alessandro75 ha detto:

    “In conclusione, l’accordo tra governo e mondo dell’editoria può sicuramente essere un utile sostegno al passaggio dell’industria al digitale.”

    Vero. Ma perché dovrebbe farlo questo per me è proprio incomprensibile… i modelli di business finiscono e rinascono da soli… accanimento terapeutico

    “al ricambio generazionale e delle competenze nelle redazioni”

    ironica, sarcastica, sardonica

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