Editori di giornali in transition: a che punto siamo (mappa del cambiamento)

Il piano per i prossimi anni di un grande editore di giornali aiuta a capire quale percorso è stato intrapreso da chi nel mondo pubblica quotidiani e periodici. Con stati di crisi, riduzioni di organico, ridefinizione dell’organizzazione redazionale, taglio dei costi, trasformazione dei prodotti, nuovi contenuti.

RILEGGERE UN PIANO Sì, rileggere serve non solo a capire meglio. Se fatto a giusta distanza di tempo, le esperienze arricchiscono di significato la prima lettura. Posso così dire che riprendere in mano e sfogliare a 5 mesi dalla diffusione il Piano 2013-2015 di Rcs Mediagroup mi ha dato una maggiore profondità di visione. È come avere una mappa che ti dice dove ti trovi. Sto parlando del piano proprio di questo editore non per giudicarne le scelte ma semplicemente perché la società ha reso pubbliche le sue strategie nella fase della ricapitalizzazione.

Riporto alcuni punti del piano, quelli più vividi alla luce degli avvenimenti di questi mesi. Mesi in cui Rcs, ma non solo, ha chiuso testate, rivisto l’offerta di prodotti, avviato tagli dei costi e novità digitali.

LA PREMESSA: C’E’ UN VALORE DA DIFENDERE 1) I cambiamenti aziendali sono dettati non solo dalla crisi che ha colpito il settore della carta stampata ma anche dalla comparsa di concorrenti non tradizionali che non stampano giornali ma offrono contenuti e servizi nel digitale. Con la conseguenza di togliere pubblicità e audience agli editori. Come scritto su questo blog, perdi un lettore anche se questo decide di passare il suo tempo libero non leggendo giornali ma cazzeggiando sui social network. 2) Un editore di giornali importante (nel caso di Rcs, un leader) parte dalla consapevolezza di possedere attività ritenute ancora autorevoli, forti, popolari, utili e interessanti per milioni di persone, testate capaci di fornire contenuti di valore. 3) L’obiettivo è dunque conservare rilevanza. Lo si fa, a leggere il Piano, offrendo al pubblico nuovi prodotti, anche digitali; riorganizzando le attività per dare più agilità ai processi; riducendo i costi, soprattutto nelle aree che stanno sperimentando una caduta dei fatturati e degli utili; cambiando cultura aziendale. Si dice che bisogna farlo in modo “rapido” e “radicale”.

I PILASTRI DEL CAMBIAMENTO 1) Innovare e dare più qualità ai power brand. Tradotto: nei giornali che si tengono in vita, cambiare, rinnovare, dare l’idea di un maggiore valore editoriale per il lettore. 2) Sviluppare ed espandere l’offerta digitale. 3) Fare selezione tra i giornali e concentrarsi su quelli che hanno la leadership in un settore. 4) Aumentare l’efficienza. 5) Cedere i giornali e le attività non fondamentali.

LA STRATEGIA DIGITALE Ovviamente si prevede, per i giornali su cui s’investe, uno sviluppo nel web, contenuti per tablet e smartphone, attività sui social network, profilazione dei lettori (dividerli per categorie anagrafiche, di gusto, propensione a comprare etc. per raggiungerli con pubblicità mirata. O vendere i dati raccolti ad altre società attive nel web e mobile). Meno scontato è che si lavori sull’offerta di video, sul modo di produrre contenuti, sui verticali, cioè giornali e siti specializzati in una certa area (tecnologia, sport, teenager, viaggi). Quando invece si pensa ai nuovi prodotti digitali, l’investimento deve mirare a nuovi target, sui servizi di marketing digitale e di learning (corsi di formazione) per altre aziende.

EDITORI IN TRANSITION Penso che i giornalisti delle aziende in crisi (quasi tutte), italiane e non, possano riconoscere in queste parole, astratte e generiche, i passi dei loro editori in termini di: decisioni già prese, cambiamenti in atto, possibili direzioni di marcia. A ciascuno la libertà di giudicare. (Continua qui).

Mesi fa si era parlato su questo blog di uno studio fatto per gli editori sulle ipotesi di cambiamento, qui e qui.

Futuro dei Periodici

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