Fenomeno “second screen”: come cambia il modo di guardare la tv

Assistiamo all’esplosione del fenomeno second screen. Quando vediamo la tv, non c’è solo quello schermo. Ma spostiamo lo sguardo anche sullo smartphone e magari sul tablet e il computer portatile. Perché l’esperienza di guardare la tv è cambiata. Una opportunità o un pericolo per gli editori di periodici e guide televisive?

COME GUARDIAMO LA TV Ci penso dopo aver visto alcune ricerche che descrivono come cambia il modo di passare il tempo libero. E il boom previsto nei prossimi anni di internet come media e della pubblicità nel digitale. Hanno a che fare con i periodici? Forse sì.

Avanza il fenomeno second screen. La gente guarda un programma in tv e allo stesso tempo utilizza smartphone e tablet. Per lavorare e farsi gli affari suoi. Ma anche per condividere con altre persone quel che sta passando in tv. Ve ne accorgete quando su Facebook si giudicano con dei like i personaggi di un talent show. Quando su Twitter si sbertucciano i politici ospiti di Ballarò, e lo si fa mentre il talk show va in onda. E ancora, con i commenti a caldo delle partite di calcio e mille altre cose.


OPPORTUNITÀ PER LA PUBBLICITÀ Dunque è nata una nuova forma di intrattenimento. Lo dice l’indagine di Deloitte uscita lunedì in anteprima sul Corriere Economia. Ma ne parla anche il survey della società di consulenza PwC con le previsioni sui media e la spesa pubblicitaria in Italia fino al 2017. Spiega che la crescita della raccolta pubblicitaria su internet si avvantaggia anche delle potenzialità del second-screen. “Già da qualche anno, i social network (parte del segmento Internet) hanno valorizzato alcuni contenuti televisivi sul web, trasformandoli in contenuti “social” generati dagli utenti. Tali contenuti, quindi, creano vantaggio in termini di raccolta pubblicitaria ma non solo, soprattutto agli operatori del segmento internet e molto meno ai broadcaster” commenta Paolo Peverini, docente di semiotica alla Luiss di Roma, nei commenti alla indagine.

UN APPRODO PER LE GUIDE TV? Una buona occasione, ho pensato, per ragionare sul futuro di un preciso segmento dei periodici, le guide televisive. Una formula editoriale che da tempo vive un inevitabile ridimensionamento, ma che è ancora in grado di portare nelle casse delle aziende moltissimo denaro. Perché le guide tv, in Europa e negli Usa, sono tra i giornali più letti e venduti.

Segnalo alcuni passaggi dell’intervista al fondatore e Ceo di TunedIn, una start-up digitale che ha creato un’applicazione di successo per l’esperienza di second screen. Questa società, nata negli Usa ma trapiantata a Berlino, è stata acquisita qualche mese fa dal gigante dell’editoria Axel Springer, come puntualmente raccontato su questo blog, seppur in modo ancora confuso. Si dice che le guide televisive cartacee mostrano i segni del tempo e che al pubblico bisogna dare di più, perché guardare la tv è diventata un’esperienza sociale, non più passiva. Si commentano i programmi, si scambiano pareri, si ricevono consigli su cosa guardare, e una app ci aiuta a ricordare quando un programma va in onda, fornisce un ranking definito dagli spettatori, dà accesso a contenuti aggiuntivi, fa partecipare a votazioni, crea community, dispensa pubblicità. E molto altro ancora.

Ripeto la domanda: il fenomeno second screen è un’opportunità anche per gli editori? Lo può essere solo nel senso di Axel Springer, che compra una start-up? Oppure può rafforzare i giornali televisivi e completarne l’offerta?

Futuro dei Periodici

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