Il Monopolio dell’Attenzione

Mi piace questa espressione.

Il monopolio dell’attenzione.

I giornalisti l’avevano. E ora l’hanno perduto, il monopolio.

Per poter diffondere una notizia, un pensiero, dovevi portarlo alla gente.

Per portarlo alla gente dovevi distribuirlo in edicola, dovevi metterlo on air.

Per distribuirlo in edicola dovevi avere un distributore e, prima, dovevi stamparlo; per metterlo on air avevi bisogno di una stazione di trasmissione e, prima, di uno studio con microfoni e telecamere.

Era un percorso lungo, alla portata di pochi.
Per questo i giornalisti se la tiravano tanto. Si muovevano in una dimensione esclusiva. Nessuno poteva insidiarli. Avevano il dono di un dio.

Ora il monopolio della attenzione è caduto.

Ho trovato questa espressione in un’intervista a un guru europeo della comunicazione, intervista fatta da una giornalista indiana per una testata indiana.

Da lontano si vedono meglio le cose. Chi sa molto, spiega le cose in modo semplice. Le cose che contano davvero, sono poche.

Gerd Leonhard spiega che i giornali, prima del digitale, detenevano il monopolio dell’attenzione e per questo avevano creato la “bolla dei media convenzionali“.
Una bolla: come la bolla di Internet nel 2000, come la bolla dei mutui del 2007.

Nell’intervista ci sono altri concetti non nuovi ma espressi bene. Stiamo assistendo alla convergenza del broadcast e del broadband. E al passaggio dall’informazione digitale gratuita e di bassa qualità a quella a pagamento e di qualità. Ma il modello economico che ha tenuto in piedi per decenni la stampa era fondato sul monopolio dell’attenzione, e quello è andato in mille pezzi. Per questo non torneremo alla situazione precedente.

Governance Now: intervista a Gerd Leonhard.

Futuro dei Periodici

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5 thoughts on “Il Monopolio dell’Attenzione

  1. Bell’articolo, complimenti! Da giornalista ti dico che è vero ciò che scrivi. Quando è nato il web i grandi gruppi editoriali hanno continuato a fare a gara tra di loro per vedere chi vendeva più copie e non si sono accorti della rete. La conseguenza è questa. Un lato positivo c’è più gente ha accesso all’informazione e si sceglie i filtri migliori. Per questo ciò che viene ancora premiato è la bontò del contenuto !

  2. Geronimo scrive:

    “la bontò del contenuto”, fantastico, siamo ancora fermi alla bontà dei contenuti, al bon ton dei contenuti, oh poveri giornalisti piccini picciò, e sgrammaticati (“Un lato positivo c’è più gente ha accesso all’informazione e si sceglie i filtri migliori” aargh! e non si giustifichi con la fretta e la stanchezza, please, perché è come se uno chef sbagliasse il sale nell’acqua della pasta), e per i quali ai gruppi editoriali importa vendere le copie… e sperate ancora di sopravvivere!

    • bach84 scrive:

      Bentornato, non la sentivo da tempo. Ma non se la prenda con chi scrive un commento. Lei gioca sempre di rimessa… Idee, bisogna dire come la si pensa, venga allo scoperto, che magari sbaglia anche lei qualche parola🙂 (devo dire che i correttori automatici sono fonte di molti errori e sgrammaticature).

      • Geronimo scrive:

        Cosa vuole, in trasferta, amo il contropiede o, il che è lo stesso, come si dice oggi, le ripartenze, ma ha ragione in casa propria si gioca d’attacco: ne approfitto allora, sollecitato, a farmi un po’ di pubblicità sul suo blog. Mi trova qua sempre a sua disposizione:

        http://controcover.wordpress.com/

        buona lettura

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