Qualità del Giornalismo nel Web (e il Muro di Berlino tra Carta e Digitale)

Il Muro di Berlino: questa espressione veniva usata nella redazione americana di Wired per indicare l’invisibile ma palpabile distanza qualitativa e di prestigio tra redazione del giornale che usciva in edicola e redazione digitale dello stesso brand. Ma la segregazione sembra superata. Danneggiava entrambi. La qualità della stampa e la velocità dei new media finalmente si incontrano

QUALITÀ DIGITALE? Riprendo alcuni ragionamenti di un bellissimo pezzo uscito ieri su sito web di The Atlantic. Lo firma Bob Cohn, responsabile delle attività digitali della celebre testata.

Parte dalla constatazione che fino a poco tempo fa veniva facile contrapporre il buon giornalismo della carta stampata, accurato, verificato, ben scritto, ben passato, levigato nella grafica. E il giornalismo digitale, veloce, irruento, non curatissimo nella forma ma rapido nel correggere i propri errori. Il web è così, si diceva.

Fino a soli 5 anni fa il web era quasi unicamente testo. Chilometri e chilometri di parole scritte, “piombo”, privo di quella sapienza grafica accumulata dalla stampa nei decenni.


FENOMENO SNOWFALL Ma c’è stato un rapido cambiamento, osserva Bob Cohn. Prima il giornalismo su web, e i blog, hanno abbracciato alcune delle grazie e delle astuzie della carta. Poi è arrivato Snow Fall: quel meraviglioso esempio di giornalismo multimediale, testo, video, grafica, grafica animata, audio, che è stato premiato nel 2013 con il Pulitzer. Certo, non tutti gli editori possono permettersi prodotti editoriali così complessi e costosi, non sempre. Ma un nuovo standard di qualità editoriale è emerso.

COS’È LA QUALITÀ Qui si arriva ad alcune considerazioni sulla qualità del giornalismo, un piano scivoloso. Il tentativo di definire la qualità porta facilmente al ridicolo.
Vediamo cosa scrive Cohn.

Si ragiona sulla velocità del web. I media tradizionali che arrivano nel digitale devono inseguire il modello dell’Huffington Post e dei suoi fratelli? All’Atlantic hanno presto constatato che sarebbe stata una strada sbagliata. Sfornare post a grande velocità, magari mettendo insieme (aggregando) notizie di varia provenienza, può regalare di tanto in tanto la soddisfazione di un post che viene ripreso migliaia di volte (diventa virale). Ma il risultato più frequente è una regolare emissione di post che servono solo a fare massa e non attraggono un’ampia audience.

Si è preferito allora puntare su meno post ma più curati, ricchi, creativi. Con buoni risultati: The Atlantic è un modello di successo nel passaggio al digitale di un periodico tradizionale.

IL MURO È CADUTO Torniamo al Muro di Berlino. Cohn ricorda che fino a poco tempo fa i giornalisti digitali del Washington Post non  lavoravano accanto ai loro colleghi del giornale, ma erano relegati in un palazzo che si trovava dall’altra parte del fiume Potomac. E questo avveniva nella convinzione che le due aree dovessero essere tenute separate per non contaminare le logiche che le guidavano. C’era l’idea che vi fosse un legacy business destinato a estinguersi, con la sua cultura giornalistica ormai demodé (il giornale di carta), contrapposto al nuovo che avanza. Lo ha detto, e fatto proprio, anche Clayton Christensen, prof di Harvard che ha scritto un anno fa un saggio molto letto e ripreso sulle trasformazioni dell’editoria: Breaking News del Nieman Lab.

A Wired, invece, i giornalisti del digitale dicevano che il corridoio che li separava dalla redazione del cartaceo era un Muro di Berlino.

Ebbene, negli Stati Uniti quelle divisioni sono cadute. I linguaggi si stanno mescolando, la qualità della carta viene trasmessa al digitale, il digitale porta in dote i nuovi trucchi del mestiere.

And that old gap between good and good enough is closing fast.

The Atlanticla qualità dei vecchi media passata ai nuovi media

The Atlantic

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