“I giornali hanno un nuovo concorrente: i loro inserzionisti” – Editori e pubblicità

Le aziende e i grandi marchi stanno diventando abili narratori. Ed editori in proprio, perchè, come ognuno di noi, possono pubblicare qualsiasi cosa in qualsiasi momento. Ferragamo è l’ultimo esempio di storytelling multimediale

NUOVI CONCORRENTI Mi era entrata nell’orecchio, l’altro giorno, una frase pronunciata dal responsabile della strategia in News Corp (Murdoch). Questo Raju Narisetti spiegava alla World Publishing Expo di Berlino che:

Newsrooms now face a new competitor: Our advertisers – what is happening is smart brands and smart advertisers are becoming smart storytellers. «We have always had competition for our reader’s time, but this is a double-hit: you lose the readers and the advertisers».
I giornali ora si trovano ad affrontare un nuovo competitor: i nostri inserzionisti pubblicitari. Succede che i brand più sgamati e i pubblicitari più sgamati stanno diventando abili comunicatori. «Abbiamo sempre avuto contendenti per l’attenzione dei lettori, ma questo è un doppio attacco: rischiamo di perdere lettori e inserzionisti».

LA PERDITA DEL MONOPOLIO E Narisetti continua:

Great journalism still matters, but how readers experience that journalism will matter more. We need to focus on creating a great experience for readers because the advantage we have with unique content has greatly shrunk.

Il giornalismo di qualità è ancora importante, ma il modo in cui i lettori vengono coinvolti da quel giornalismo conterà ancora di più. Dobbiamo sforzarci di creare una grande “esperienza” per i lettori perché la posizione di vantaggio che avevamo nel possedere contenuto originale è in gran parte svanita.

Mi viene subito in mente quel che diceva qualche giorno fa un altro esperto di comunicazione, che ha usato l’espressione: il monopolio dell’attenzione (: prima del web gli editori avevano il controllo totale della comunicazione, oggi invece chiunque può improvvisarsi editore).

SERIE WEB Vengo a Ferragamo. Tempo fa avevo letto alcuni post di siti americani di moda, i quali, nei giorni delle sfilate a Milano, avevano riferito che Ferragamo, marchio del lusso conosciuto nel mondo, si preparava a rafforzare la comunicazione digitale del gruppo con una qualche novità, ancora coperta dal segreto, che sarebbe stata rivelata in ottobre. E si faceva il confronto tra Ferragamo e altri marchi della moda nella gestione anche shoppable del sito web, di Facebook, di Twitter.

Ieri Ferragamo ha sollevato il velo dalla sua iniziativa. È una video serie per web intitolata “Walking Stories”, realizzata dal regista Luca Guadagnino. Il primo episodio può essere visto nel sito del marchio fiorentino. È il racconto di una storia d’amore che porta i protagonisti in varie città del mondo, Firenze, Los Angeles, Shanghai, magnifici fondali per una storia divisa in 8 episodi di 3 minuti ciascuno, con l’intento dichiarato di creare ogni volta attesa per le puntate successive. I video sono in inglese e l’ambientazione sofisticata è chiaramente pensata per un pubblico internazionale.

Al di là di questa particolare serie web, che qui viene indicata come esempio di comunicazione in proprio (Ferragamo, tra l’altro, lancia una campagna su alcune grandi testate italiane e internazionali), rimane il fatto che i grandi marchi possono saltare la mediazione della televisione e della stampa. Ne abbiamo già sentito parlar, a partire da Coca Cola.

LE CONSEGUENZE

È una delle conseguenze del mondo digitale.

È una delle conseguenze del rapporto incrinato, e da ricostruire, tra editoria e mondo delle aziende.

Proprio ieri sono usciti sul sito di AdWeek i dati sulla raccolta pubblicitaria nei periodici statunitensi. C’è un calo rispetto allo stesso periodo del 2012, anche se la situazione sta lentamente migliorando rispetto ai primi mesi di quest’anno.

Gmanetwork: Ferragamo in ottobre una novità

Wan Ifra: i nuovi concorrenti sono gli inserzionisti

Futuro dei Periodici

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